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Vieste/ Non solo ossa, trovati oggetti. Decisivi per l’identificazione. Sono molto datate

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Parte della spina dorsale, ulna e radio, ossa di una gamba, tutte dello stesso uomo: è quanto resta di una delle tante vittime della lupara bianca i cui resti parziali sono stati rinvenuti dai carabinieri in una grava profonda una trentina di metri, situata a Vieste in località «Tocco del lupo». Il rinvenimento di quelle ossa non è avvenuto venerdì mattina (giorno in cui è filtrata la notizia), ma nei giorni scorsi e sulla vicenda gli investigatori – i carabinieri del reparto operativo di Foggia e i colleghi della tenenza di Vieste, coordinati dalla Procura – mantengono il massimo riserbo in attesa degli esami del «Ris» (la scientifica dell’Arma) che dovranno confermare o meno i sospetti dei colleghi foggiani che avrebbero già un’idea sul nome della vittima. Gli investigatori oltre alle ossa potrebbero aver rinvenuto anche altro materiale che forse – condizionale d’obbligo visto il silenzio investigativo – li avrebbe già indirizzati su una pista precisa. L’esame del dna che dovrebbe essere ricavato dai resti umani e quello di parenti di alcuni scomparsi servirà a chiarire chi sia la vittima: i tempi si preannunciano lunghi. Sempre che si arrivi ad una identificazione: al riguardo va infatti ricordato il caso della grava di «Zazzano» profonda 107 metri e situata nelle campagne di San Marco in Lamis, dove agli inizi di agosto nel corso di lavori di bonifica della grotta utilizzata come discarica, furono rinvenute alcune ossa. I lavori di bonifica furono sospesi e per tre settimane carabinieri, speleologi e medici legali lavorano dentro e fuori la grave, recuperando i resti di 4 uomini: 3 furono identificati, non il quarto. I resti umani rinvenuti a Vieste sono stati analizzati da un medico legale (viste le condizioni inutile pensare ad un’autopsia) e risalirebbero a svariati anni fa, secondo le poche indiscrezioni che circolano. Sul Gargano le vittime della lupara bianca – persone uccise senza rinvenimento del cadavere – sono decine. Prendendo in esame la sola zona di Vieste negli anni ci sono stati tre casi di lupara bianca, ridotti a due dopo il rinvenimento del corpo di un giovane: il caso più recente è quello di Pasquale Notarangelo, allevatore di 26 anni scomparso il 24 maggio del 2017: considerato lo stato dei resti si esclude che possono appartenere a lui. Risale, invece, all’8 agosto del 2003 – 15 anni fa – la scomparsa di Salvatore Ranieri, classe ’77, sparito a 25 anni; lavorava come custode in un campeggio viestano. Di lui e della sua auto si persero le tracce un pomeriggio quando il giovane uscì di casa, quando familiari provarono a contattarlo il telefonino era muto. La sua scomparsa seguiva di un mese quella di Angelo Iaconeta, 37 anni di Mattinata, sparito il pomeriggio del 7 luglio del 2003: all’epoca delle due lupare bianche in un mese i carabinieri esclusero che potesse esserci un collegamento. Le ossa nella grava di «Tocco del lupo» sono state ritrovate dai «cacciatori di Sardegna», unità scelta dell’Arma specializzate in rastrellamenti e ricerche in zone impervie e boscoso, inviate di rinforzo sul Gargano dopo il quadruplice omicidio di mafia del 9 agosto 2017 sulla Pedegarganica. I carabinieri del reparto operativo grazie a gruppi di speleologi si sono fatti tracciare una mappa del centinaia di grave esistenti sul Gargano, che da qualche mese – lo si è appreso adesso vengono rastrellate dai «cacciatori di Sardegna», mappa che diverrà utile anche per l’istituendo reparto dell’Arma dei «cacciato del Gargano». Peraltro i carabinieri torneranno presto a calarsi nella grava dove sono stati rinvenuti resti umani per passare 1etteralmente al setaccio la terra, usando un filtro, in cerca di altre eventuali ossa e di elementi utili per dare loro un «proprietario».

 

 

 

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