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Non ci sono più paesi per bambini tranne uno: Rignano Garganico. Un cartello all’ingresso del paese ammonisce gli automobilisti e li invita a rallentare perché «In questo paese i bambini giocano ancora per strada»

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Somiglia molto a quei cartelli che si possono vedere in montagna, con il profilo di un cervo. Razze da proteggere, come i panda. A Rignano Garganico, paesino di montagna in provincia di Foggia, a rischio estinzione è il bambino ludens, quei ragazzini che giocano per strada. Doppiamente straordinari. Primo perché giocano davvero, e non in una realtà virtuale. E poi si ostinano a farlo per strada.
Deduciamo che le strade di Rignano sono frequentate per fortuna dai piccoli che si appassionano ancora a una palla o a nascondersi, chissà, o ai mille giochi di cui è capace la loro fantasia. È una notizia che conforta, siamo abituati a pensare a quello come ad altri paesi del Foggiano come a terre di tristezza, i luoghi del caporalato e della immigrazione sfruttata e rinchiusa nei ghetti, suburbie degne del Sudafrica dell’apartheid.
A Rignano non c’è solo il luogo dei dannati della terra, ci sono anche loro, i bambini che giocano per strada. E dunque vivono esperienze incredibili per i loro coetanei come cadere, sbucciarsi le ginocchia, sudare, sporcarsi di brutto, strapparsi i vestiti. Pericoli tenuti ben lontani dalle nostra case iperprotette in cui certo rischiano la dipendenza da videogiochi, ma vuoi mettere il rischio di strapparsi una tuta firmata per strada. E bene fa il Comune a rivolgersi agli automobilisti. Come tutte le razze in via di estinzione i bambini che giocano per strada sono invisibili. Corrono rischi seri, e davvero non c’è da scherzare. Chi guida oggi ha mille pensieri, è troppo occupato. Deve chattare, telefonare, guardare i video condivisi su whatsapp, non è che possa pure impegnarsi a guardare la strada ed evitare i bambini. Ce ne vorrebbero di cartelli che preavvisassero di questo cartello, così da dare il tempo all’automobilista di organizzarsi.
Fortunato quel paese che ha bisogno di questi cartelli. Del tutto inutili nelle nostre città, ormai. Nessuno si sognerebbe di metterlo nella piazza del Redentore a Bari, per dire. I bambini che giocano per strada lì sono un ricordo lontano. Può fare tenerezza o suscitare ironie quel cartello, ma ci richiama ad una dimensione umana del vivere civile. A un tempo in cui le persone erano un valore in sé, in cui il contesto si conformava intorno alle loro esigenze e non il contrario. Magari quegli amministratori potrebbero dare seguito alle loro premure realizzando isole pedonali libere dal traffico. Perché la verità è che giocare per strada non è come farlo in un parco destinato. È trasgressivo, sa di sfida.
Allora lasciamo che qualche tratto di strada resti ai bambini e ai loro giochi. Cresceranno presto, li dimenticheranno. Siamo tutti impegnati a che ciò accada il più presto possibile. I nostri non sono paesi per bambini.

Alessio Viola
corrieremezzogiorno

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