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Vieste/ Lode al compare, compare, compare, compare…Ettore e ai suoi primi 80 anni – più di 60 trascorsi dietro un microfono.

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Ettore Fasani, colonna di Radio Vieste1, di ReteGargano e OndaRadio. Più di 40 anni di amore e collaborazione indefessa per la nostra emittente.

“Caro compare ninì, che dici abbiamo speso bene il nostro tempo per il nostro paese? Pirandello ci manda a dire che: la civiltà vuole che si auguri il buon giorno a uno che volentieri si manderebbe al diavolo; ed essere bene educati vuol dire appunto esser commedianti.”…..

Il tuo compare Ettore!

 

Era stato un bel matrimonio.

La sposa, la saletta di registrazione.

«No, Ettore, non puoi averli registrati invano. Eravamo rimasti soli io e te, gli altri sempre in giro. Te ne sei andato e io sono rimasto. Poi sono stato io ad andarmene. Chi va e chi resta.

Il tempo è un tale imbroglione.

Era stato comunque un bel matrimonio». Anni di registrazioni e di poesia. Non c’era molto da dire sulla passione.

Seduto all’ultimo posto, il vecchio, che allora non era ancora un vecchio, era rimasto in silenzio a guardare le punte dure delle foglie degli ulivi battere contro i vetri alle spalle degli sposi: Ettore e la sala di registrazione.

Qualcuno gli aveva riempito il bicchiere con un vino novello profumato, forse lo stesso Ettore. Così capitava alla sera a casa sua.

Non c’era molto da dire sulla passione.

I nastri. Certo, i nastri. La padrona di casa Lina. «Non può avere chiuso, con le bobine» – pensa il vecchio.

Ettore, aveva forse poco più di trent’ anni quando cominciò. Il vecchio si guardava le mani.

Ogni volta che pensava alle registrazioni il vecchio si guardava le mani. Mani buone a nulla, inesperte al lavoro manuale. Ma alle registrazioni toccava a Ettore pensarci e a nessun altro.

Rivoluzionario, pioniere di nuovi linguaggi e registri, Ettore ha intrecciato il suo stile di vita con la radio, il suo non prendersi sul serio ma con serietà.

E forse è stata proprio questa la chiave del suo successo radiofonico.

“Ho cercato sempre di fare quello che non facevano gli altri – ha raccontato – Ho cercato di fare l’altro e quindi l’altra radio, l’altra musica, l’altra canzone. Gli altri programmi con la poesia dentro e fuori. In radio improvviso, posso sperimentare: uno strumento che concede libertà. Dai classici Petrolini, Totò o Walter Chiari ho appreso il meccanismo umoristico di quello che parla di cose che non sa”.

Ettore era afflitto da ricorrenti passioni e dalla sua inconfondibile ironia che riusciva a tradurre in quadretti radiofonici vagamente artistici.

Aveva l’orecchio di un direttore d’orchestra, ma anche l’istinto di un cuoco che conosce i suoi ingredienti. È stato così per la trasmissione “Ettorevivals”, che mette in cima ai suoi “misfatti”. Passando per “Musica e Poesia”, e soprattutto “Tir u lazz!”.

La trasmissione che riscoperse il linguaggio radiofonico, che non era fatto solo di parole e di musica ma anche di rumori, di silenzi, di montaggi incongrui.

Dove si esprimeva con un linguaggio iterativo e «sgrammaticato». “Tir u lazz…madon…madon…” teorizzò la nozione di flusso continuo e regalò, insieme a tanto divertimento, anche nozioni innovative, una sorte di meraviglioso teatro dell’assurdo per i tanti, troppi, strampalati personaggi del paese che replicava.

Programmi che fabbricavano successi, inventavano mode e tendenze, usavano come tormentone la musica folk ma anche inni di tipo militare o slogan mutuati dalla pubblicità. Una sorte di dichiarazione d’amore al suo ambiente che nessuno era capace come lui di amarlo, criticarlo e di racchiuderlo in una battuta, un tormentone, in uno slogan o riff, che diventavano in un baleno parte del linguaggio quotidiano.

Descriveva una sorta di camera delle meraviglie e abbracciava un universo fatto di passioni. Proprio il racconto di una generazione e un pezzo di storia del paese. Questa, ancora oggi, la sua attualità.

«Ettore? Non lo hai conosciuto Ettore?» – disse il vecchio a Michela.

“Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino. Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici. Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria”.

Ettore, lo frequenti una vita, lo incontri gioiosamente e giornalmente in radio… e poi te lo ritrovi e ti ritrovi nei suoi “tormenti”….

“Io cerco/ la redenzione / assoluta / all’inclinazione subdola / di quest’umanità / io cerco / il paese fulgido”.

Ettore è vero.

Annuì sottovoce il vecchio.

 

da:
Non avete una stazione ferroviaria …ma avete una stazione radiofonica!

di prossima pubblicazione

ninì delli Santi

 

AUGURONI GRANDE COMPARONE….

Mò sa che fa?……..arrrriiiièèèè

 

 

 

 

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