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Vieste – È morto il 25enne Antonio Fabbiano (3)

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La scia di sangue si è allungata: è deceduto nell’ospedale «Casa sollievo della sofferenza» di San Giovanni Rotondo Antonio Fabbiano, 25 anni li avrebbe compiuti ad agosto, viestano, ferito gravemente nella tarda serata di mercoledì in via Tripoli, vicino al portò nel quartiere ottocentesco della cittadina garganica. Con la morte di Fabbiano – nel suo passato un arresto a marzo 2012 per una rapina in gioielleria a Milano – salgono a 4 gli omicidi del 2018 in Capitanata, due a Vieste e dove pure ai primi di marzo in un paio di grave furono rinvenuti resti umani di due vittime della lupara bianca degli anni scorsi. Fabbiano sarebbe ritenuto vicino a Marco Raduano, il giovane emergente della mala viestana considerato al vertice del gruppo degli «scissionisti» in guerra con i rivali del suo ep amico Girolamo Pema. Sino a qualche anno fa su Vieste c’era, secondo le ipotesi investigative, un’unica batteria dedita al racket della guardiania e della droga., riconducibile a Angelo Notarangelo, detto “Cindaridd”, di cui Raduano era ritenuto un luogotenente. Fu la morte di “cindaridd”, ucciso a 37 anni alle porte del paese in un agguato di mafia la mattina del 26 gennaio 2015, a dare il via alla scia di sangue in cui non si intravede la fine. I killer di Fabbiano, almeno un paio armati di mitra kalashnikov e forse a piedi visto che l’agguato è avvenuto in un dedalo di stradine, sono entrati in azione alle 23 di mercoledì: il giovane era vicino casa quando è stato raggiunto da una sventagliata di colpi ad addome e torace, sull’asfalto i carabinieri hanno rinvenuto una ventina di bossoli calibro 7.62. Le condizioni del viestano sono apparse subito disperate, è deceduto all’alba nel nosocomio di San Giovanni Rotondo. Nella nottata i carabinieri del reparto operativo di Foggia, i colleghi della locale tenenza e della compagnia di Manfredonia hanno eseguito 5 stub su viestani, in cerca di residui di polvere da sparo indicativi dell’uso di armi da fuoco, su mani e vestiti: sono stati tutti rilasciati, per l’esito di questi esami ci vorranno mesi. Vieste è diventata negli ultimi anni snodo fondamentale nei traffici di droga, è sulle coste della cittadina garganica che sbarcano decine e decine di tonnellate di marjuana importate dall’ Albania e destinate a soddisfare la domanda di mercati di tutta Italia – l’attenzione di investigatori e magistratura è alta. A Vieste è stata, infatti individuata dalle forze dell’ordine una delle 5 macroaree (le altre sono Foggia, Cergnola, Mattinata-Manfredonia- Monte S. Angelo, e S. Severo-Apricena-S- Marco in Lamis) dove concentrare controlli, rastrellamenti, perquisizioni e indagini. A Vierste operanostabilmente dall’estate scorsa, insieme ai ca¬rabinieri della locale tenenza ed al «gruppo Gargano» della squadra mobile, anche gli squadroni scelti dell’Arma «cacciatori di Calabria e Sardegna» specializzati in ricerche in zone impervie (loro hanno rinvenuto ai primi di marzo i resti umani di due vittime della lupara bianca). Eppure non si inter¬rompe la scia di sangue, che coinvolge clan non solo locali e si allarga anche a gruppi di Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo. Che fosse finita la tregua di mala imposta dal massiccio intervento dello Stato dopo la strage di mafia del 9 agosto 2017 con 4 morti ammazzati sulla strada «Pedegargariica» tra San Severo e San Marco in Lamis, si era temuto la sera del 7 marzo quando i carabinieri intercettarono due giovani manfredoniani – uno dei quali rimasto ferito il 27 luglio 2017 nell’agguato in un ristorante viestano che costò la vita al titolare del locale, Omar Trotta – che alla vista delle pattuglie buttarono due pistole dall’auto. Le armi vennero recuperate e i due giovani arrestati nei giorni scorsi su ordinanze cautelari.

gazzettadelmezzogiorno


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