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Arresti Iannoli/ Il Pm: “speriamo ora che anche i parenti collaborino alle indagini” (3)

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Si confidava con la madre, rivelando dettagli degli agguati che commetteva, il sicario del clan Perna di Vieste, Gianni Iannoli, arrestato su disposizione della magistratura barese per il tentato omicidio del boss Marco Raduano del 21 marzo 2018. La madre, però, lo rimproverava chiedendogli perché si fosse “impelagato in questa immondizia”, “in questa merda di cosa”. Il ruolo della mamma del pregiudicato emerge dalle intercettazioni ambientali captate dagli inquirenti della Dda in casa di Gianni Iannoli. “I figli alle mamme dicono tutte cose” dice la donna al 33enne che le stava raccontando dell’agguato fatto a Raduano, scampato alla morte perché “si è bloccato il fucile” spiega l’uomo. Gianni Iannoli rivela alla madre anche i nuovi ruoli criminali in città: “prima non c’entravo niente io nei fatti loro, mo mi sono messo in mezzo” e ancora “prima comandava Marco (Raduano, ndr), gli ho sparato. Mo voglio comandare io. Non è morto e siamo rivali”. “La speranza – dice la pm della Dda di Bari Luciana Silvestris che ha coordinato le indagini – è che ci possa essere una collaborazione, una risposta del territorio a partire dagli stessi parenti di fronte a gravi fatti di reato. Le indagini continueranno e chi ha elementi – dice quasi a voler lanciare un appello – questo è il momento di rappresentarli compiutamente”. “Il terrore e la ferocia con cui si manifesta la criminalità organizzata garganica e del territorio del foggiano – ha detto il procuratore aggiunto Francesco Giannella – non devono portare la gente a credere che si tratti di fenomeni criminali connotati dalla invincibilità. Non sono invincibili. Il lavoro dei Carabinieri e della Polizia lo dimostra”. “Certo – aggiunge – con la collaborazione della gente il lavoro potrebbe essere più rapido e darebbe un segnale di partecipazione della società ad azioni di legalità che faticosamente facciamo”


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