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«Spiagge senza plastica». L’ordinanza flop della Regione. Resta sulla carta la prescrizione di somministrare cibi e bevande solo in oggetti compostabili. Nessuna sanzione da parte delle autorità E c’è anche chi fa ricorso.

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Molti annunci e pochi riscontri. Perché la Puglia delle spiagge «plastic free» si scopre ancora vulnerabile all’inquinamento e all’indifferenza. La Regione, tramite un’ordinanza elaborata già nel mese di marzo (entrata in vigore dall’1 maggio), ha voluto anticipare i tempi e di una direttiva europea che impone, dal 2021, di utilizzare solamente plastica biodegradabile. In sostanza nei lidi con concessione demaniale (e anche sulla spiaggia libera) sono al bando piatti, bicchieri, posate, cannucce e bottigliette (per quest’ultime è prevista una deroga fino al 30 settembre 2019 per esaurire le scorte). Una mossa «rivoluzionaria» — il governatore Michele Emiliano parlò di «un risultato prezioso per l’equilibrio futuro del nostro ambiente marino» — per evitare che la plastica finisca irrimediabilmente per deturpare le coste e il mare della Puglia fonte di ricchezza per il territorio.

Eppure, aperta la stagione balneare (dal Gargano al Salento) lidi, chioschi e commercianti ambulanti continuano a vendere prodotti associati a plastica monouso non biodegradabile. Sarà per un inizio ancora a rilento o per la scarsa informazione degli operatori, ma parlare di plastic free è più che altro un sogno. «Abbiamo fatto una scelta – spiega Raffaele Piemontese, assessore regionale al Demanio – che è soprattutto un messaggio culturale. È una norma giusta che va nella direzione di salvaguardare un patrimonio unico come il mare di Puglia. Gli effetti negativi della plastica nell’ecosistema sono oramai accertati da tanti studi scientifici. Il tema dei controlli? Non spetta alla Regione far rispettare i divieti, ma è ovvio che va attivato un coordinamento con gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria e di polizia marittima. E poi invito tutti a segnalare casi di non osservanza della norma». L’assessore all’ambiente, Gianni Stea, invece afferma di «non avere indicazioni sull’argomento» e «di essere impegnato in un’altra ordinanza sui rifiuti che sarà approvata a breve».

Gli obiettivi da raggiungere con l’iniziativa interessano anche le associazioni ambientaliste. Soprattutto ora che la norma regionale è stata impugnata al Tar. Il ricorso è stato presentato da Confida (distributori automatici), Assobibe (industria bevande analcoliche), Mineracqua (industrie acque minerali), Italgrob (distributori horeca) e da privati come la salentina Spinel Caffè. Nel mirino è finita proprio la parte che anticipa la disposizione comunitaria definendo l’iniziativa «propagandistica, illegittima e disparitaria». «La lesione dei diritti delle imprese — è scritto nel ricorso che chiede la sospensione del provvedimento — si concretizza nell’impossibilità per tutte le aziende operanti sul litorale pugliese di commercializzare e somministrare bevande analcoliche non essendo di fatto reperibili sul mercato bottiglie compostabili ed essendo assai complesso reperire bicchieri realizzati in materiale compostabile». Infine, viene messa in evidenza la criticità della tempistica: «L’ordinanza è stata adottata nell’imminente inizio della stagione estiva quando oramai i produttori e i rivenditori di alimenti e bevande avevano già avviato e concluso la gestione degli ordini di approvvigionamento di bar, ristoranti, hotel, distributori automatici presenti lungo la costa pugliese».

Al momento, secondo la Regione, non sono segnalate sanzioni verso i lidi o i commercianti. «Le grandi rivoluzioni — commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia — si fanno concordando il percorso a monte dell’iniziativa. È necessario avviare azioni condivise e graduali con le categorie perché è inimmaginabile controllare tutti gli esercizi commerciali presenti in oltre 850 chilometri di costa. È un territorio molto vasto e sarebbero necessarie parecchie risorse in termini di personale. Ma comunque eliminare la plastica dai mari è una priorità per tutti». A proposito dei controlli questi spettano alle forze dell’ordine, ai vigili urbani delle città interessate e alla guardia costiera. Ma quest’ultima ha già il compito di controllare il mare e la sicurezza della navigazione e dei bagnanti.

Vito Fatiguso


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