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Oggi la giornata mondiale del bacio. “Se per baciarti dovessi poi andare all’inferno, lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci”. (William Shakespeare) – Baciala…sempre…tutti i giorni!!

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I baci oliano le cerniere del corpo e l’equilibrio interiore. Nel bacio ci affondi, ti scaldi, ti perdi e ti nascondi. Inghiotti l’altro, che diventa tuo. I baci li rivedi dopo ore, li risenti nella pancia all’improvviso, ti rallentano un movimento o una parola, ti impediscono un passo, ti scaraventano altrove. E in un altro momento. Si fingono tante cose ma un bacio non lo imbrogli. E quando non ci si ama, baciarsi è più sgradevole della folla del tram, ti vengono le ossa dure e il corpo si chiude. Perché il bacio è un aprirsi e un accogliere. È farsi assalire in fretta dalla felicità e poi godersi il suo lento, intermittente rilascio.

Sono i baci «creati» o immortalati dall’obiettivo di Alfred Eisenstaedt o di Robert Doisneau, è quello dipinto da Francesco Hayez, declinato in mille modi sul grande e sul piccolo schermo. È il bacio, appunto, in Time Square tra un marinaio e un’infermiera. Lui le cinge la vita, le sorregge il collo mentre la inclina e la avvolge. E lei si consegna, inerme e felice, la riga sulle calze di seta bianche, la gonna che si solleva sotto il suo inarcarsi. E nemmeno si vedono quei visi paonazzi e in estasi, eccitati dal promettente ignoto che si spalanca tra di loro. Anche per questo ognuno può immaginare i propri, di visi.

Intorno a quell’abbraccio c’è un momento luminoso della storia: è il 1945 e la guerra è finita. Si può pensare finalmente alla vita e la vita è quella, cercare, trovare qualcuno con cui darle senso e farla valere, riempirla fino a gonfiare ogni secondo. Perché finalmente il prossimo è una promessa e si è padroni dei giorni. Ed è lo stesso per quei due in mezzo alla folla davanti all’Hotel de Ville di Parigi, stavolta è il 1950: un altro momento in cui il tempo è gravido di promesse. Domani è il giorno mondiale del bacio, sì fa sorridere pensare a come lo si possa stabilire, fatto sta che è così. E allora dei baci ci viene la nostalgia. Perché ce li hanno rubati, svuotati, uccisi. Dovrebbe essere proibito abusare dei baci, usarli male, farli diventare altro. È un piccolo, ignobile crimine. I baci oggi sono clavi ideologiche, strumenti di rottura, di affermazione e di lotta. Sono guerre travestite da tenerezze, emblemi di libertà, scambi di ribellione. Ci si appoggia ad altre labbra in pubblico, sui palchi, in mondovisione, labbra dello stesso sesso, labbra estranee, labbra agguerrite e arrabbiate. Ci si bacia ostentatamente per rivendicare, per sancire, per stupire. Contro le discriminazioni, contro i pregiudizi, a favore del MeToo, per fare audience, per provocazione, per rispondere ai politici. E intanto si ammazzano i baci. Sporcandoli, li si disinfetta.

Gli si abbassa la temperatura, li si rende potenti ma innocui, li si toglie dall’amore e li si ascrive ad altro, li si usa per altro. Sono baci politici, come quello fraterno e socialista tra Leonid Brezhnev ed Erich Honecker nel 1979. Sono baci di lotta, come quello di Asia Argento e Vladimir Luxuria, sono baci di ribellione e ostentazione come quello tra le due calciatrici ai mondiali: Magdalena Eriksson e la sua fidanzata danese Perville. Ci sono i baci di solidarietà, come quello di Alessia Marcuzzi a Nadia Toffa, o quelli provocatori di Madonna e Britney Spears, di Victoria Cabello e Alba Parietti, e i baci di sintonia tra Mara Venier e Ornella Vanoni; i baci di sodalizio artistico tra Paolo Bonolis e Luca Laurenti, o tra i comici Luca e Paolo; e quelli impegnati e illuminati: i baci radical di Valeria Golino e Alba Rohrwacer sul red carpet del Festival di Berlino. E poi i baci superflui, come quello tra Belen Rodriguez e Ilary Blasi in televisione.

Tutta roba che andrebbe in ogni caso vietata, per altro ancor prima che per buongusto e pudore. Almeno domani, nella giornata del bacio. Perché è un prendere fiato e appoggiare le labbra all’apnea dell’altro. E questo non è baciarsi, è rovinare i baci. Baciarsi è un’altra cosa: è l’epicentro di ogni brivido. Come avviene per il primo, che è quello di tua madre quando vieni al mondo, la tua carne che diventa altro da te: quel primo conoscersi che è un riconoscersi. E poi, per tutto il resto della vita, si cercano altre labbra. Labbra estranee che diventino il tuo Paese.

È un crimine, non baciarsi ancora.

Valeria Braghieri


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