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Agricoltura/ Emiliano, blitz sul PSR bandi cambiati in corsa

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È più o meno come se durante il secondo tempo di una partita di calcio si decidesse di rendere valido il tocco di mano. E pazienza per quei due o tre giocatori espulsi nel primo tempo per aver violato la regola. Ciò che la Regione ha fatto per provare a salvare i soldi del Programma di sviluppo rurale è esat­tamente questo: una scelta coraggiosa o, secondo i punti di vista, una clamorosa illegittimità. Cambiare in corsa le re­gole dei tre bandi più im­portanti, quelli bloccati dai ricorsi al Tar e che da soli valgono un terzo del Psr, riammettendo chi era stato escluso.

Con una determina dell’autorità di gestione del Psr, Luca Limongelli, lunedì la Regione ha infatti effettuato un dop­pio salto carpiato all’indietro con avvitamento a sinistra. Ha deciso che per le misure infrastruttu­rali 4.la e 6.4 (sono i contributi diretti agli agricoltori) non sarà più necessario presentare prima la dichiarazione di sostenibilità finanziaria, ovvero il cer­tificato bancario che dice che l’inve­stimento proposto (con fondi pubblici) ha un senso economico. Era, quel cer­tificato, il paletto posto a tutela del prin­cipio che i fondi pubblici si spendono a fronte di un obiettivo, e non tanto per spenderli. Ora è stato stabilito che quel certificato potrà essere presentato en­tro 6 mesi dall’erogazione dei contri­buti: la Regione sostiene che in questo modo si potrà procedere a pagare ce­lermente e dunque evitare il disimpe­gno automatico dei fondi. E se verrà fuori che gli investimenti proposti era­no bufale, ci sono le fideiussioni: auguri a chi dovrà recuperare i soldi.

Dunque chi è stato escluso dalla gra­duatoria per mancanza della dichiara­zione potrà rientrare. E chi si ritrova in graduatoria ma non era finanziato – e dunque attendeva di rientrare -, ovvia­mente non rientrerà. Potrà, forse, spe­rare in ulteriori finanziamenti, visto che lunedì è stato annullato il nuovo avviso pubblico della sottomisura 4.la, da cui erano stati eliminate le clausole che hanno innescato i primi ricorsi al Tar: i 35 milioni previsti potrebbero es­sere dirottati sulla graduatoria già esi­stente.

Le organizzazioni dei produttori han­no ovviamente cantato vittoria, nono­stante il rischio di nuovi ricorsi am­ministrativi. L’ex assessore Leo Di Gioia di fronte alle pressioni affinché cambiasse le regole in corsa ha preferito dimettersi. E così Emiliano ha potuto recuperare il consenso politico delle as­sociazioni di categoria, sempre molto critiche con Di Gioia. Gli unici a sol­levare dubbi sono stati gli agronomi, i periti agrari e gli agrotecnici. «Le mo­tivazioni di tale scellerato indirizzo – hanno scritto in una nota della scorsa settimana, quando l’annullamento era solo una voce – ci sono sconosciute e di certo non possono essere quelle palesate di una spesa rapida». Il dubbio dei tec­nici è legittimo. I ricorsi sui bandi ora modificati in corsa, infatti, nel frattem­po erano tutti stati respinti, perché la Regione aveva rifatto le graduatorie se­guendo le indicazioni del Tar ma – cu­riosamente – dopo aver vinto non ha notificato le sentenze, così da regalare altri 4 mesi alle imprese che vorranno fare ricorso al Consiglio di Stato. È un po’, per tornare all’esempio iniziale, co­me un calciatore che si ritrova davanti alla porta vuota ma sceglie di mandare la palla fuori.

 Massimiliano Scagliarini

la gazzetta del mezzogiorno


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