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Ancora il CAFONE mal-trattato…Riceviamo e pubblichiamo.

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Caro Direttore,

con molto rammarico mi accingo a scriverle per mostrale il disappunto su come si vuol attrarre l’attenzione del lettore, unendo alla notizia, appellativi che fanno onore al popolo del sud.

Nell’articolo a firma di Salvatore Avitabile, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno e rimbalzato su Rete Gargano il 18 agosto 2019, si legge nel titolo : Puglia/Turismo: occupate nove camere su dieci. Ma cresce il turismo “ cafone “.

Cafone come rozzo, sporco, volgare, malcostume…..

Mi appello alla sua proverbiale correttezza e alla Totò, mi vien da sorridere proferendole la frase : Cafone sarà Lei !

Cafone, si cafone…. Un appellativo che fa onore e non disprezzo.

Cafone da cafà ( zappare ) allusiva al contadino che lavora la terra, che cava per far godere altri della sua umiltà e del suo duro lavoro offrendo doni succulenti e pieni d’amore. Un termine che proviene da dialetti meridionali. Ignazio Silone in Fontamara descrive bene la piramide sociale che vede i cafoni, i contadini, all’ultimo gradino del podio . Per fortuna etimologicamente cafone deriva dalla concrezione della preposizione ca ( con la ) più il sostantivo fune per indicare “ quelli con la fune “.

Quelli che usavano legarsi per non perdersi nei mercati affollati, nel emigrare, nel vivere la quotidianità insieme e tener legata la famiglia ad un’unica corda : la vita , la fune” = “ca’ fun” = cafone.

Cafone come identità di un riscatto della famiglia, dell’amicizia, dell’aggregazione che oggi, a causa di vero malcostume ,e non certamente perpetrato solo dai “ cafoni “, ci porta alla deriva ed alla nuova distinzione di classe.

La stampa è una macchina infernale, può esaltare come uccidere in un semplicissimo momento.

Mi perdoni ma, noi preferiamo Vivere e pertanto : “Viva i cafoni”.

Con cordialità

Maurizio VARRIANO coordinatore Borghi d’Eccellenza


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