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Max Gazzè. “Realizzo musica per poterla portare sul palco. Mi immagino così a 90 anni. Cantare sotto il Pizzomunno illuminato è stato emozionante”.

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Max Gazzè non si ferma mai, e se glielo si fa notare scoppia in una risata. Solo nell’ultimo anno e mezzo è passato dal Festival di Sanremo – dove ha incantato tutti con la leggenda pugliese di Cristalda e Pizzomunno – a un disco ambizioso come Alchemaya, ed è stato costantemente in tour, in Italia e all’estero. Ha suonato ovunque anche quest’estate, e la chiude in Puglia: il 31 agosto è atteso a Monopoli per il festival “Costa dei trulli”.

“Alchemaya”, il Festival di Sanremo, poi il tour di “Alchemaya”, poi in Europa e l’anniversario della “Favola di Adamo ed Eva”, e ancora una volta in giro per l’Italia, quest’estate. Max Gazzè, nel suo caso la domanda non è: “A quando il prossimo disco”, ma: “Quando ha intenzione di riposare”?

«(Ride). La verità è che non so stare senza suonare. La dimensione live esprime con energia la mia musica all’interno di un contesto ben palpabile. Suonare dal vivo per me altro non è che pane quotidiano. Difatti realizzo musica proprio per suonare sul palco; senza dubbio il concerto per me è qualcosa di necessario, e non escludo che potrete vedermi anche a 90 anni, se ci arrivo, a cantare e suonare sul palco».

A parte gli scherzi, ci sono nuovi progetti discografici in arrivo?

«Ho alcune idee, ma per il momento sono molto preso da questa lunga tournée. Sicuramente sarà qualcosa di sperimentale

A Monopoli arriva a fine agosto, per una tappa del suo “on the road”. Ma insieme ai suoi storici musicisti porta sul palco anche una sezione di fiati, per giunta prestigiosa come l’Ensemble symphony orchestra diretta da Giacomo Loprieno. È il giusto compromesso, dopo il respiro “sintonico” di “Alchemaya”?

«.Alchemaya è stata per me un’esperienza straordinaria che mi riempie di orgoglio per come è stata accolta dal pubblico e per la possibilità che mi ha dato di mostrarmi anche in una veste diversa. Sono un ingegnere del suono e un compositore, sono appassionato di mitologia, storia, esoterismo, fisica quantistica e in quell’opera sono riuscito a inserire tutti questi elementi. So che il risultato sulla carta non era per nulla scontato, per questo vedere teatri all’aperto come le Terme di Caracalla, il Teatro antico di Taormina o l’Arena di Verona colmi di gente è stato bellissimo. Ora riprendo il basso e viaggio insieme alla mia band storica, portando sul palco una scaletta che attraversa tutta la mia carriera, fra hit e “chicche” live».

La Puglia ormai la tiene stretto e non la vuole più mollare. Un anno fa ha ricevuto la cittadinanza di Vieste per “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, e si è esibito proprio a due passi da quello scoglio gigantesco. Ora che i ricordi si sono sedimentati, cosa resta di quella esperienza?

«È stata una serata magica. Ricordo l’affetto della gente, il caldo piacevole, il luccichio del mare e quello delle stelle, e devo ammettere che cantare proprio sotto il Pizzomunno illuminato è stato emozionante. Io ho un rapporto meraviglioso con la Puglia, per cui sono stato felicissimo di ricevere la cittadinanza onoraria dalla città di Vieste. E lì ho voluto una grande festa per celebrare quella canzone e l’esportazione presso il grande pubblico di quella storia così bella».

C’è il Max Gazzè poetico di “Cristalda e Pizzomunno” e poi quello scanzonato di “Posso” con Cari Brave. Si è affacciato all’autotune, al pop mescolato con il rap. Cosa pensa di questo nuovo, giovane cantautorato italiano?

«Penso che ci sia un grande fermento e tanta voglia di fare cose diverse. Fra i giovani di oggi non c’è solo il cantautorato in senso stretto, ma anche il rap, la trap, l’elettronica. Carlo mi piace, perché è anche un bravo produttore».

In queste date estive del suo “on the road” spesso sono saliti sul palco colleghi e amici, dallo stesso Cari Brave a Daniele Silvestri e Alex Britti. Chi vorrebbe portare in Puglia con lei?

«Un solo nome non renderebbe giustizia. Sul palco però ci saranno sicuramente Giorgio Baldi alle chitarre, Cristiano Micalizzi alla batteria, Clemente Ferrari alle tastiere e il trombonista Max Dedo, con una sezione di fiati particolare.

Anna Puricella

repubblicabari


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