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Vieste/ Don Antonio Spalatro: chiusura processo diocesano. CONTO ALLA ROVESCIA

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3 Settembre 2019

     In questo tempo di preparazione alla conclusione dell’Inchiesta diocesana sulla santità del Servo di Dio don Antonio Spalatro, 14 settembre prossimo, ho deciso di far conoscere un aspetto intimo di don Antonio, offrendovi qualche riflessione dai suoi scritti. Voglio iniziare trascrivendo e meditando un appunto del 6 settembre 1950. Non ancora era responsabile della parrocchia del SS. Sacramento, a un anno o poco più della sua ordinazione sacerdotale. “Se per altri cristiani o per anime elette, la passione di Gesù esige il rifiuto assoluto del peccato mortale o del peccato veniale, per un sacerdote si esige la rispondenza fedelissima ad ogni ispirazione di grazia. Senza modellarsi sugli altri, modellati soltanto sull’amore di Cristo!”

     Il modello di ogni cristiano non può che essere Cristo e questi Crocifisso. Gesù Crocifisso è l’amore massimo che Dio Padre ci fa conoscere attraverso il Figlio fatto uomo. Poteva amarci di più? No! Non è possibile amare di più dopo aver dato il proprio Figlio che sacrifica per l’uomo. “Non c’è amore più grande che dare la vita per l’amico”, dice Gesù. In cambio Gesù Crocifisso ci chiede amore e tale amore è il rifiuto del peccato, mortale o veniale che sia. Per il sacerdote, per don Antonio che tale era, è richiesta l’adesione “fedelissima” alla grazia, che è l’amicizia con Dio. Il sacerdote deve al suo Signore oltre che la fedeltà nella rinuncia assoluta al peccato, l’adesione perfetta a Dio. Peccato e grazia sono incompatibili per chi sceglie di vivere Dio. Don Antonio ha saputo vivere la rinuncia al peccato nell’adesione totale a Dio. La sua santità: aver accettato il dominio di Dio su di sé.


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