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Don Antonio Spalatro: chiusura processo diocesano – CONTO ALLA ROVESCIA –

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4 Settembre 2019

     Può il pensiero di don Antonio, che abbiamo riferito ieri, aiutarci a vivere di Dio, lontani dal peccato e immersi nella sua grazia? È una forzatura di noi preti parlare di rifiuto del peccato e di immersione nella grazia e nell’amore di Dio? Che cos’è il peccato? È il disordine. Illuminare gli uomini a fuggire il disordine per vive l’Ordine, che è Dio, è senza dubbio l’opera più meritoria che un uomo, e un sacerdote in specie, possa compiere. Don Antonio è stata la presenza di Dio viva in mezzo al suo popolo, conducendolo fuori dal disordine per inserirlo nell’Ordine della grazia. Dio è il vero bene dell’uomo. Chi lo aiuta a ritrovare quest’ordine e inserirvisi per viverlo, merita fiducia. Don Antonio è stato un apostolo in questo senso. La sua missione sacerdotale l’ha interpretata come ancora di salvezza per l’uomo decaduto, ancora che Gesù ha lanciato nel mondo del male per tirare fuori l’uomo. Don Antonio è cresciuto con questa prospettiva di salvezza da offrire ai fratelli. Una preghiera costante ha accompagnato il suo sacerdozio per la salvezza delle anime. Questo del resto era la missione di Gesù; questa è stata l’aspirazione dei santi, disposti a perdere tutto per guadagnare qualcuno a Cristo. Non era mai solo nella sua vita spirituale. Uno stuolo di anime lo circondava e silenziosamente gli chiedeva aiuto e sostegno. Aveva un cuore grande, immenso come quello di Cristo, misericordioso e pieno di amore. Non solo sospiri, ma azioni di grazia per i peccatori, perché ritrovassero la via verso Dio.


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