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NOTIZIE UTILI/ E’ in vigore l’evasometro incrocia le spese e i redditi. E’ già partita la Carta Famiglia: sconti dal 5% ai nuclei con almeno tre figli conviventi fino a 26 anni.

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E in vigore l’evasometro, il nuovo strumento, messo a disposizione dell’Agenzia delle entrate, per verificare e controllare la regolarità fiscale di aziende e privati cittadini. L’evasome­tro si fonda su un algoritmo che in­crocia i movimenti bancari dei con­tribuenti con i redditi dichiarati al fisco. Se sulla base dei calcoli eseguiti con tale strumento, emerge che un con­tribuente ha fatto delle spese eccessive rispetto ai redditi comunicati, scattano gli accertamenti veri e propri attra­verso la Guardia di finanza. I controlli mediante l’evasometro riguardano i ri­sparmi, i conti correnti e le carte di credito, le obbligazioni, i prodotti fi­nanziari, i conti deposito, le giacenze medie, i saldi iniziali e finali annuali e i flussi mensili di entrata e uscita. Il contribuente sottoposto ad accertamenti, in sede di contraddittorio, è ob­bligato a fornire tutti i dati e le notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, eventualmente, di avviare il procedi­mento per adesione. Se quanto prodot­to non è sufficiente a giustificare l’ano­malia, il fisco può applicare la tassa sui risparmi sulla parte di spese esorbi­tante rispetto ai redditi dichiarati.

È già partita la carta famiglia. Le famiglie numerose (almeno tre figli conviventi fino a ventisei anni) potran­no beneficiare di sconti e riduzioni per il triennio 2019-2021. La Carta consente di accedere a sconti sull’acquisto di beni o servizi, in altre parole a ridu­zioni tariffarie concesse dalle aziende pubbliche e private e dagli operatori economici aderenti all’iniziativa. Sconti e/o riduzioni sono pari almeno al 5% del prezzo offerto al pubblico. Per richiederla basta inviare la domanda al Ministero della famiglia.

Le operazioni in contanti, in entrata e in uscita, pari o superiori a 10.000 euro, comprese anche le operazioni singole pari o superiori a 1.000 euro devono essere segnalate all’Uif da ban­che, poste, istituti di moneta elettro­nica e di pagamento entro il quindici di ogni mese. In Italia, il limite dei pa­gamenti in contanti a uno stesso sog­getto e nella stessa giornata è di 3.000 euro. In caso di sforamento, le sanzioni stabilite sono le seguenti: fino a 250.000 euro: da 3.000 a 50.000 euro, oltre 250.000 euro: da 15.000 a 250.000 euro.

Rischia grosso il pro­prietario di un cane di piccola dimen­sione lasciato senza guinzaglio e museruola che, libero di scorrazzare, è protagonista di una zuffa con un cane più grande. Se il comportamento dell’animale causa danni al proprie­tario del cane più grande, il risarci­mento è obbligatorio. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, pronunciandosi sull’istanza di risarcimento danni pro­mossa dagli eredi e parenti di un uomo deceduto mentre passeggiava con il suo cane di razza Siberian Husky al guinzaglio protagonista di una rissa con un cane meticcio.

Attenzione ai termini d’impugnazio­ne delle notifiche delle cartelle esat­toriali. Non è vero che il contribuente ha sessanta giorni di tempo per sol­levare l’eccezione, tanti quanti ce ne sono per opporsi a una normale car­tella. Per sollevare l’opposizione a car­tella esattoriale per vizi di notifica sono previsti venti giorni dal ricevimento dell’atto. L’ha stabilito la Cassazione specificando che, se la cartella non è stata mai notificata il termine per con­testare il vizio è di venti giorni dal ricevimento del successivo atto, sia es­so l’intimazione di pagamento o il pi­gnoramento. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un uomo che aveva ricevuto un’intimazione di pagamento da parte dell’Agente della Riscossione, sul pre­supposto di una precedente cartella che, però, non era mai arrivata a de­stinazione. Il contribuente ha così im­pugnato l’atto ricevuto per difetto di notifica della cartella stessa. Ma il giu­dice, pur riconoscendo le sue ragioni sostanziali, gli ha dato ugualmente tor­to in quanto non aveva rispettato i ter­mini per contestare la cartella mai notificata.

Le strutture sanitarie che operano attraverso l’assunzione diretta del ri­schio sono chiamate a costituire un fondo specifico per la copertura dei rischi individuabili alla fine dell’eser­cizio e che possono dare luogo a ri­chieste di risarcimento. Oltre al fondo rischi, il testo dello schema di decreto impone alle strutture anche di costi­tuire un fondo messa a riserva per com­petenza dei risarcimenti relativi ai si­nistri. In esso vanno accantonate le somme necessarie per far fronte alle richieste di risarcimento che sono sta­te presentate durante l’esercizio in cor­so o durante quelli precedenti relativi a sinistri denunciati e non ancora pagati e alle relative spese di liquidazione. L’ammontare dell’importo accantona­to nel fondo va valutato tenendo conto della tipologia e della quantità delle prestazioni che eroga la struttura e del­le dimensioni di questa. Tale somma deve essere sufficiente a far fronte al costo atteso per i rischi in corso al termine dell’esercizio e può essere uti­lizzata solo per risarcire i danni che derivano dalle prestazioni sanitarie erogate.

L’Unione Nazionale Consuma­tori contro gli aumenti del 40% per le notifiche di atti giudiziari e multe. Ad evidenziare all’Antitrust le criticità che emergono in merito al processo di liberalizzazione dei servizi di notifi­cazione a mezzo posta di atti giudiziari e comunicazioni connesse e di viola­zioni del Codice della strada è il Codacons. Per l’Associazione «l’assenza di concorrenza sul fronte dei servizi postali e la fallimentare liberalizzazio­ne del settore si ripercuotono sugli utenti finali, non solo attraverso un aumento dei costi, ma anche tramite un peggioramento del servizio reso».


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