The news is by your side.

Sanità Puglia/ Nuovo 118 e reparti ko opposizioni all’attacco

16

Nuovo sistema del servizio di emergenza-urgenza (118) e carenze di medici nei reparti. Sono questi i due temi che tengono ancora la sanità pu­gliese al centro delle polemiche e dell’agenda politica. Sul primo punto, come noto, le op­posizioni in consiglio regionale sono sul piede di guerra. «Dopo mesi di discussione in Commissione Sanità sull’istituzione dell’Areu, l’Agenzia regionale per l’Emergenza – Urgenza, apprendiamo che abbiamo solo perso tempo ed Emiliano – denuncia Marco Galante (M5S) – con la schizofrenia che contraddistingue il suo mandato, ha deciso di cestinare il ddl votato lo scorso gennaio per affidare la gestione delle postazioni del 118 a Sanitaservice. Il motivo? Avrebbe comportato una spesa eccessiva, come avevamo più volte segnalato in Commissione». A detta del pentastellato, «mentre Emiliano continuava a prendere tem­po e a rassicurare sulla possibilità d’internalizzare tutto il personale del 118, senza ovviamente fornire alcun atto che potesse confermarlo» in con­siglio si discuteva (inutilmente) del progetto, ora dirottato sulle Sanitaservice. «Emiliano venga in Commis­sione assieme al direttore del Dipar­timento Salute, Montanaro, a spiegare come mai ci si sia resi conto solo ora dei costi della nuova Agenzia». Una riforma va fatta, aggiunge, perché «siamo consapevoli della necessità di interconnessione tra i territori, di su­perare il “finto volontariato”, e di re­golarizzare autisti soccorritori, ma l’Agenzia voluta e poi abbandonata da Emiliano non era il modello giusto». L’allarme sul disorientamento nel­la riforma del 118 fa il paio con la denuncia di un altro consigliere re­gionale pentastellato, Mario Conca, a proposito della carenza di personale medico. «Entro pochi mesi, se la si­tuazione non cambia, due anestesisti dell’ospedale della Murgia andranno via per le condizioni di lavoro troppo stressanti. Nell’entroterra ne servi­rebbero almeno cinque o sei in più per garantire il funzionamento della chi­rurgia in elezione, della rianimazione, della sala operatoria e dei trasferimen­ti, invece – spiega – pochi professionisti devono sopperire al lavoro di tanti. I frequenti trasferimenti allungano le giornate di lavoro dei rianimatori, che spesso devono assistere pazienti in transito poco prima della fine del tur­no, allungando di altre cinque ore la giornata lavorativa. Un modus ope­randi – spiega il consigliere – che, oltre a compromettere vita familiare e so­cialità, fa sì che gli ospedali periferici non siano particolarmente attrattivi per gli anestesisti e quindi sempre sot­to organico. Avere pochi anestesisti significa poter eseguire pochi inter­venti e tempi di attesa infiniti, con la conseguente mobilità intra ed extra­regionale crescente. Da quanto mi se­gnalano, infatti, all’ospedale della Murgia, l’attesa che intercorre tra la visita e l’intervento è indefinita». La carenza di anestesisti – incalza Conca – è un problema purtroppo cronico che «nasce dallo scarso numero di posti disponibili nelle scuole di specializ­zazione. Parliamo di un ruolo da cui dipendono quasi tutte le attività ospe­daliere: senza anestesisti si blocca la gestione dell’emergenza urgenza, dell’attività programmata, dalle sale ope­ratorie, delle rianimazioni, dalle sale parto, della terapia del dolore e me­dicina iperbarica. In Puglia il numero degli anestesisti, ma è così per tutte le specialità, del San Paolo, del Di Ve­nere o del San Giacomo sarà sicura­mente superiore rispetto all’Ospedale della Murgia in barba ad una equa distribuzione delle risorse umane. Per questo – conclude il pentastellato – con­tinuerò ad impegnarmi per per chie­dere l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza anche nell’entroterra, co­me prevede l’articolo 32 della nostra Costituzione, per una maggiore sicu­rezza di medici e pazienti»


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright