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Vieste/ Aldo Ragni. “Nasce Italia Viva in Capitanata”

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I renziani scaldano i motori anche in Capitanata per la decima Leopolda, che si svolgerà a Firenze dal 18 al 20 ottobre. Un appuntamento che quest’anno è imperdibile: se nel 2018 furono lanciati i comitati di azione civile “Ritorno al futuro” stavolta l’ex stazione sarà il luogo in cui nascerà ufficialmente il nuovo partito, Italia Viva. Tra quanti non mancheranno il viestano Aldo Ragni, ex presidente provinciale del Pd di Foggia. L’Attacco lo ha intervistato.

Come nasce Italia Viva in Capitanata?

Italia Viva è nata in Parlamento con un pezzo del Pd che si è staccato. Nel territorio sta già accadendo altro. Nella nostra provincia già ci sono adesioni che non vengono dalla nostra esperienza piddina. Penso ad esempio ai foggiani Valerio Ricci e Antonio De Sabato, come pure a Sergio Izzi che era a Carapelle il responsabile di +Europa.

Ha funzionato in questa provincia l’operazione dei comitati di azione civile?

La fase di avvio dei comitati è partita in sordina. Anche perchè c’era poca chiarezza su cosa dovessero essere: una corrente del Pd? L’embrione di un nuovo partito? Una confusione che ha raffreddato molti. In Capitanata eravamo all’inizio 4 o 5 comitati. Poi c’è stato il passaggio successivo con la nomina di Ettore Rosato a coordinatore nazionale. La macchina organizzativa si è messa in moto, ora abbiamo oltre 20 comitati in provincia di Foggia ed altri sono in via di formazione. La prima dimostrazione pratica l’abbiamo data con la raccolta firme sullo Ius culturae, ne abbiamo raccolte circa 2000 in questa provincia dimostrando una prima capacità di mobilitazione.

Cosa è oggi il Pd?

Negli anni passati, quando alcuni dirigenti del Pd lasciavano il partito, criticavo sempre il loro atteggiamento volto a bombardare il partito da cui erano appena usciti. Io non voglio fare ciò che addebitavo agli altri. Mi rendo conto tuttavia che l’operazione è talmente grande che è necessario un passaggio sui perché. Non sono contento di aver lasciato il Pd, ho dedicato tanto tempo e ci ho creduto. L’errore è stato smarrire sin da subito la missione per cui questo partito era nato, cioè dare vita in Italia ad una nuova cultura politica. E non è un problema di sole correnti: le correnti, prese nella loro accezione positiva, sono momenti di aggregazione e di elaborazione. Il problema vero, a mio avviso, sono i vari potentati locali formatisi attorno al consigliere regionale di turno che hanno creato i tanti comitati elettorali di cui è pieno il Pd. Noi vogliamo formare il gruppo dirigente attraverso l’elaborazione politica. In Italia Viva ci dobbiamo cimentare con le idee, non con le tessere. Questo perchè Italia Viva nasca da una lettura del tempo, non da esigenze tattiche.

Qual è il suo giudizio su Emiliano?

Mi ha colpito molto che sia venuto a luglio a Vieste, la mia città, dicendo di essere arrivato “per rendersi conto della situazione”. Ma un amministratore in carica da 4 anni deve dire anzitutto cosa ha fatto non solo cosa vorrà fare. In politica bisognerebbe introdurre il principio della rendicontazione.

L’Attacco ha provato a tracciare un bilancio della gestione delle ASP targata Pd. Come vengono scelti i manager nell’ex suo partito?

C’è un ragionamento più generale che non riguarda solo le ASP. Uno dei limiti della politica del Sud è assegnare incarichi come compensazione per mancate soddisfazioni sul piano elettorale o per l’impegno speso nel partito. Nella Prima Repubblica questo modo di fare era la regola. Ma l’impegno politico non può essere totalizzante in questo secolo. Nella Prima Repubblica l’impegno politico era un lavoro a tempo pieno e l’accesso alle istituzioni era una forma di premio. Quanti sono diventati parlamentari solo perché bisognava garantire loro una pensione? Questo sistema non regge più. Se nomino non chi ha una competenza specifica per svolgere quella funzione ma chi può darmi una mano per la campagna elettorale è normale che ci sono problemi e difficoltà poi anche a fare rendiconti della gestione.

Lasciare il Pd è dipeso anche dalla sua insofferenza rispetto al Pd provinciale?

La situazione di coma profondo in cui si ritrova il Pd di Capitanata non è stata una motivazione ma l’esempio migliore per capire che bisognava fare altro.

Quante fuoriuscite prevedete dal Pd di Capitanata in direzione Italia Viva?

Non ho la palla di vetro, non so cosa possa accadere. So quello che sta accadendo e cioè l’apertura, senza alcuna rete organizzativa, ogni giorno di un nuovo comitato nei vari comuni della provincia.

Arriveranno anche da Forza Italia?

Io sono tra chi crede che esista una differenza tra la destra e la sinistra, ma che non siano più sufficienti a delimitare il campo da gioco. Avere una visione delle cose di destra o di sinistra non è più sinonimo di contrapposizione che oggi è tra sovranisti ed europeisti. Ritengo del tutto normale che alcuni, pur non provenendo dal Pd, vogliano aderire ad Italia Viva. Ed è quello che già in questi giorni sta avvenendo.

Regionali pugliesi del 2020. Che succede in caso di accordo nazionale PD-M5S?

Non lo so. Credo risulterebbe difficile per il Pd, così come per il M5S, imporre in tutte in tutte le regioni del Sud al voto – Puglia, Campania e Calabria – i suoi candidati. Anche se nel caso del PD si tratta dei presidenti uscenti. Vediamo.

L’Attacco


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