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Vieste/ Operazione «Neve di marzo»/ Le INTERCETTAZIONI/ “Lo uccido con il martello e mi devo mangiare il cuore”. Così uno degli indagati. L’ottimismo della DDA: la stagione di Gomorra è ormai conclusa.

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«Se questo sta in giro lo uccido col martello in mezzo alla strada che poi mi devo man­giare il cuore. Gli devo zappare in testa, gli devo tagliare le mani. Lo uccido, poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua». È una delle intercettazioni dell’indagine «Neve di marzo» sfociata ieri nell’arresto di 15 persone, 12 in carcere e 3 ai domiciliari, presun­te componenti del clan Raduano. Sono 240 i capi d’accusa, tra cui traffico e spaccio di droga, armi e ricettazione con raggravante mafiosa. L’operazione è stata deno­minata «Neve di marzo» perché un sequestro di droga fu possibile grazie alle orme lasciate sulla ne­ve fresca. Nel clan c’era un gruppo dì picchiatori col compito di pu­nire i pusher che infrangevano le regole. Un primo tassello dell’in­dagine si è chiuso il 7 agosto 2018 con i fermi del capo clan Marco Raduanoe di Liberantonio Azzarone, Luigi e Gianluigi Troia­no. Le indagini dei carabinieri sono state coordinate dai pm Ettore Cardinali, Giuseppe Gatti, Simona Filoni e dall’aggiunto Francesco Giannella. Utilizzate nelle indagini anche le fototrap­pole che normalmente si usano per gli animali, posizionate nei luoghi abitualmente frequentati per prendere o spostare la droga. Anche da questa indagine emerge la «straordinaria capacità di con­trollo militare del territorio da parte della mafia garganica» ha detto Gatti «la violenza, il clima di terrore che genera una condizione di assoggettamento. Per lo spaccio scelti luoghi simbolici della vita sociale: scuole, campi di calcetto, piste di pattinaggio, ristoranti. Con questo ennesimo blitz la sta­gione di Gomorra in quelle terre si può dire definitivamente conclu­sa». «Vieste ha avuto un risveglio di coscienza civile importante, an­che grazie a un vero e proprio accerchiamento investigativo» che per il procuratore Giuseppe Volpe ha consentito anche di pre­venire reati «quasi come nel film Minority Report».

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