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Medici come i giudici in corsia fino a 70 anni. Accordo per non svuotare gli ospedali.

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Più risorse per la sanità, specializzandi in corsia, possibilità per i medici di ri­manere al lavoro fino ai 70 anni , ma anche sei mesi di tempo per la revisione delle procedure sui commissariamenti, che ten­deranno sempre più a essere una extrema ratio. È l’«ampia intesa» trovata sul Patto della Salute 2019-2021, firmato ieri dopo una lunga trattativa tra il governo e le Regioni.

Due miliardi (come era noto) già a partire dal 2020, 3,5 con l’anno successivo, a cui si ag­giunge quanto previsto dal Bi­lancio con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli in­vestimenti per l’edilizia sani­taria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico.

Nell’accordo so­no rientrate anche due misure fortemente richieste dalle Re­gioni, ha spiegato l’assessore laziale Alessio D’Amato, en­trambe legate al personale: l’impiego degli specializzandi già dal terzo anno nelle strut­ture sanitarie, ma anche la pos­sibilità su base volontaria per i medici di rimanere in attività anche oltre i 40 anni di servizio e fino a 70 anni d’età (per ora solo fino al 2022).

Dall’anno prossimo il comi­tato Lea (che valuta i Livelli essenziali d’assistenza) effet­tuerà ogni anno un monitorag­gio, e in caso di «gravi criticità in almeno due macro-livelli di assistenza», detta il Patto, in­viterà la Regione entro trenta giorni a presentare un piano di risoluzione (‘Intervento di po­tenziamento dei Lea) «nell’am­bito della sostenibilità economica del Servizio sanitario re­gionale interessato».

Entro 90 giorni, inoltre, verranno ema­nate delle linee guida per sta­bilire le modalità di uscita dai Piani di rientro, che interes­sano anche la Puglia. Nel Patto è prevista inoltre, spiega il pre­sidente della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, la rimodulazione «nella direzione di una maggiore flessibilità» del tetto di spesa del personale dal 5% al 10%, valutando la possibilità di un ulteriore in­nalzamento al 15%, e quella del tetto relativo agli acquisti di prestazioni dai privati accre­ditati.

Prevista inoltre la revi­sione del Dm 70/2015 che fissa gli standard per l’assistenza ospedaliera. Tutti «strumenti importanti» secondo il coordi­natore nazionale della commis­sione Salute, Luigi Genesio leardi. Scettico invece lo Smi, il Sindacato medici italiani: per il segretario generale Pina Onotri è un provvedimento «con luci e ombre, in cui ci sono poche risorse per i rinnovi con­trattuali dei medici di fami­glia».


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