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5 Gennaio/ OCCHI NUOVI

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A volte, più che di un mondo nuovo, c’è bisogno di occhi’nuovi per guarda­re il mondo.

CLAUDIO BAGLIONI

Ho ascoltato per caso solo qualche volta le canzoni di Claudio Baglioni e capisco come possa la sua voce essere gradita a molti. Ora mi imbatto nella citazione di una sua frase, mentre leggo una rivista, e mi piace condividerla con chi forse conosce più di me le sue canzoni. La frase contiene una verità spesso affermata in forme diverse nella storia del pensiero, anche se con ragionamenti più complessi.

C’è una realtà oggettiva che è fondamentale, ma esiste anche una sogget­tività che è decisiva nella percezione di quella realtà. Spesso si ricorre all’immagine delle lenti che, se scure, obnubilano l’intero orizzonte. Il mondo talvolta ci pare tutto brutto e malvagio perché è il nostro sguardo a non essere più abilitato a cogliere i colori e le diversità.

C’è una sorta di daltonismo spirituale che assegna il grigio a tutta la realtà rendendola odiosa e insopportabile. Gli occhi dell’anima sono, quindi, decisivi per giudicare la realtà. Lo scrittore inglese Chesterton nella sua opera più importante, Ortodossia (1908), evoca­va la battuta di una bambina che diceva: «Un ottimista è un uomo che vi guarda gli occhi, un pessimista un uomo che vi guarda i pie­di».

L’uomo vero e realista dovrebbe essere capace di passare dai piedi al volto, di cogliere le variegate sfumature dell’essere e della vita. Più che aggrapparci a vagheggiamenti illusori di trasformazio­ne radicale del mondo, considerandolo sotto il segno del Maligno, proviamo a purificare il nostro occhio intorbidito per scoprire il be­ne in azione, come suggeriva anche santa Caterina da Siena: «Occor­re levare la nebula dell’intenebrimento della malizia e dell’amor proprio, levare questa nebula affinché il vedere rimanga chiaro».

Gianfranco Ravasi


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