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12 Gennaio/ DEBITORI

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Siamo debitori e non proprietari di quello che abbiamo perché siamo, prima di tutto, debitori di quello che siamo.

FRANCESCO CARNELUTTI

Questa riflessione lapidaria è desunta dall’opera II granello di sab­bia del grande giurista Francesco Carnelutti (1879-1965). Il tema è profondamente cristiano, perché si lega al concetto di grazia che è «in principio» alla nostra stessa esistenza.

È famosa la variazione intro­dotta dal teologo Karl Barth all’asserto cartesiano Cogito, ergo sum, «penso, quindi sono»: Cogitor, ergo sum, «sono pensato (da Dio), quin­di sono». Alla radice del nostro essere ed esistere, vivere e operare c’è una scelta e un atto divino, una parola che ci ha chiamato. Non sia­mo, allora, proprietari ma debitori, come suggerisce Carnelutti.

Questa considerazione sulla trascendenza della vita ha una sua attualità nei giorni in cui viviamo, così inclini alla tentazione di pre­varicare su questa realtà ritenendola campo libero per ogni incursio­ne, quasi fosse solo una questione biologica o fisica.

Affermata con vigore questa dimensione «religiosa» della vita (e intendiamo l’ag­gettivo nel senso più largo del termine), esaltata la grazia divina che ci precede, dichiarata l’indisponibilità della persona a ogni manipo­lazione, dobbiamo però riconoscere che la vita è anche un compito affidato alle nostre mani. Come dicono i tedeschi, è Gabe, «dono», ma anche Aufgabe, «impegno».

Ciò che siamo lo dobbiamo al Creatore, ma ciò che diventiamo lo dobbiamo anche alle scelte della no­stra libertà, alla sollecitudine della nostra applicazione, alla nostra solerzia. Il talento ricevuto non deve essere sepolto nel fondo oscuro dell’inerzia e della noncuranza negligente.

Gianfranco Ravasi


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