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26 Gennaio/ IL PETTINE DEI CALVI

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L’esperienza è un pettine che la natura dona ai calvi.

ANTICO PROVERBIO CINESE

La sapienza popolare ama spesso ricorrere alla spezia dell’ironia per colpire vizi e difetti: è il famoso principio latino del castigare ri­dendo mores, ossia del colpire i comportamenti non con la sferza del­lo sdegno altezzoso ma con la pacata forza d’una risata.

Spesso, in­fatti, le miserie umane meritano, più del grido veemente, la critica quieta e l’umorismo. È ciò che fa anche l’antica saggezza cinese con questo proverbio. Il pettine al calvo interessa ben poco ed è per lui di assoluta inutilità.

Così purtroppo, annota il sapiente, accade a tanti con l’esperienza: è un pettine che non riesce mai a essere usato perché siamo vuoti di consapevolezza, di rimorso, di correzione.

Ricordo una definizione di esperienza che lessi tempo fa e che era attribuita all’autore francese del famoso romanzo Pel di carota, Jules Renard (1864-1910): «Un regalo utile che non serve a niente».

Il para­dosso è che questo dono non manca a nessuno, perché vivere è ob­bligatorio e quindi è consequenziale fare esperienza. Ma pochi sono quelli che imparano la lezione della vita e, quindi, la maggioranza preferisce andare a sbattere di nuovo la testa, a scottarsi lecita, a ri­manere scornato.

Alla fine l’esperienza altro non è che il nome che assegniamo ai nostri errori, senza cavarne beneficio per il futuro. C’è, dunque, un’ostinazione che nasce dall’orgoglio e che ci fa cre­dere che noi non cadremo mai più in uno sbaglio già fatto.

E così ci avviamo sicuri e impavidi, senza prudenza e consiglio, verso il nuo­vo errore. Aveva ragione lo scrittore tedesco Friedrich Ruckert (1788-1866) quando in una sua poesia confessava: «La sera si diven­ta più accorti per il giorno che è passato, ma non mai abbastanza ac­corti per il giorno che deve venire».

Gianfranco Ravasi


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