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23 Febbraio/ UNA GOCCIA D’ACQUA

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Non ho mai pensato di cambiare il mondo. Ho solo cercato di essere una goccia d’acqua pulita. Se anche tu diventerai una goccia d’acqua pulita, sa­remo già in due. E se lo sarà anche tua moglie o tuo marito, saremo in tre e poi in quattro, dieci, cento…

MADRE TERESA DI CALCUTTA

Rispose così madre Teresa di Calcutta, durante la conferenza stampa a Oslo per la consegna del Nobel della pace nel 1979, a un giornalista che banalmente le chiedeva se fosse sua intenzione cambiare il mondo. Spesso, infatti, c’è un comodo alibi che accampiamo di fronte al male che ci circonda: anche se io dovessi rinunciare a un po’ del mio cibo, non potrei mai liberare l’umanità dalla fame; anche se dovessi cancellare una piccola ingiustizia, non per questo la so­cietà diverrebbe diversa e più giusta e così via.

Con questo ragiona­mento, delegando le soluzioni degli scandali immani che avvolgono il nostro pianeta agli stati, alle politiche, ai grandi organismi interna­zionali, ci ritroviamo sempre al punto di partenza, con un mondo in­giusto, egoista, malato, inquinato.

Ecco, allora, quella semplice eppur efficace via della «goccia d’ac­qua pulita». È dal piccolo che ci si deve muovere, proprio come ha fatto Cristo che ha scelto il seme minimo della senapa e il piccolo gregge per rappresentare il nuovo mondo che stava per sorgere.

C’è, infatti, una forza segreta nella goccia che si unisce ad altre trasfor­mandosi in un fiume limpido e poi in un lago, in attesa – come can­tava il profeta Ezechiele – di fecondare anche il Mar Morto della sto­ria (c. 47). Dobbiamo, allora, ritrovare la fiducia nelle piccole scelte di bene, senza scoraggiamenti e senza retorica. Anche gli antichi lati­ni erano convinti che gutta cavat lapidem, cioè che la goccia riesce a perforare pure la pietra.

Gianfranco Ravasi


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