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25 Febbraio/ INVIDIA

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Che cos’è l’invidia? È dire: quello che hai tu è mio, è mio, è mio? Non pro­prio. È dire: ti odio perché tu hai ciò che io non ho e che desidero. Io voglio essere, sì, ma nella tua posizione, con le tue opportunità, con il tuo fascino, la tua bellezza, le tue capacità e la tua ricchezza spirituale … L’invidia è un’afflizione dello spirito, e a differenza di altri peccati della carne non pro­voca piacere a nessuno. È un’emozione dolorosa per chi la prova, e ha effetti ugualmente dolorosi negli altri.

 

MURIEL SPARK

S’intitola lapidariamente Invidia ed è uno degli ultimi romanzi del­la scrittrice scozzese Muriel Spark, vissuta a lungo in Italia e morta nel 2006 ottantottenne a Firenze. La vicenda vede al centro un geniale di­ciassettenne, già autore di un romanzo votato al successo, capace di generare gelosia irrefrenabile nell’ambiente chiuso di un college sviz­zero. Ho citato alcune frasi che la scrittrice dedica a questa sindrome, che – in forme diverse e con gradi differenti – affiora nell’anima di tut­ti. Due sono le considerazioni che vorrei fare.

La prima riguarda la natura ultima di questo vizio. Esso non è tanto il voler avere ciò che l’altro possiede in doti e qualità. No, è in profondità l’odio per quello che l’altra persona rivela di avere: «Ti odio perché tu hai ciò che io non ho e che desidero». È per questo che spesso l’invidioso non si accontenta di rodersi dentro, ma semi­na calunnia, desidera distruggere i pregi altrui, giunge a sognare la morte di chi lo supera per valore.

C’è, poi, un’altra nota da ribadire: «L’invidia è un’afflizione dello spirito». Sì, invidiare è un tormento che non lascia tregua e amareggia l’esistenza. Aveva ragione Cer­vantes quando la definiva con un’immagine efficace come «il verme roditore» dell’anima e del corpo e «la radice di mali infiniti».

Gianfranco Ravasi


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