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28 Febbraio/ FEDE E SCETTICISMO

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Solo se un uomo ha una fede robusta, può indulgere al lusso dello scetticismo.

FRIEDRICH W. NIETZSCHE

Così scriveva nel 1888, nel Crepuscolo degli idoli, il filosofo tedesco Friedrich W. Nietzsche (1844-1900). Me lo ricorda un amico, mentre sta bonariamente ironizzando su certi eccessi delle religioni: per po­ter permettersi una simile critica, egli però ricorda la necessità di co­noscere e di partecipare alla vera anima della fede. Purtroppo ai no­stri giorni è di moda irridere il fenomeno religioso, versando su di esso dosi massicce di sarcasmo, forse senza aver mai letto un testo sacro in modo serio, senza avere considerato che alle spalle l’uma­nità ha secoli di pensiero straordinario alimentato dalla religione, se­quenze sterminate di opere d’arte affascinanti, di creazioni e di scel­te sociali altissime ancorate all’insegnamento spirituale. Questo è solo uno scetticismo bolso e goffo, è alla fine sguaiataggine enfatica.

Detto questo, ha però ragione anche Nietzsche. La fede non con­trasta, anzi suppone l’interrogazione, la ricerca e persino la critica. Certo, lo scetticismo in senso stretto conduce all’agnosticismo, ma la disamina attenta, la valutazione fondata e l’impegno della ragione si coniugano con la fede in modo autentico e fin necessario. L’esercizio del credere è, dunque, tutt’altro che uno spontaneo allineamento, la fiducia non è cieca, l’abbandono in Dio è una scelta cosciente. Rima­ne, però, sempre il primato di una «fede robusta», di un’ancora soli­da, altrimenti si precipita nelle sabbie mobili del dubbio sistematico. Aveva ragione il giallista americano Rex Stout (1886-1975), il creato­re di Nero Wolfe, quando scriveva che «lo scetticismo è un buon ca­ne da guardia solo se sai quando tenergli o levargli il guinzaglio»!

Gianfranco Ravasi


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