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3 Marzo/ IRRIFLESSIVI

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Qualsiasi cosa inizi a fare, pensa a dove vuoi arrivare.

MOTTO LATINO

Trovo questa citazione in una raccolta di Racconti, proverbi… e ghi­ribizzi, opera divertente di un amico latinista, Tonino Pelosi. Natu­ralmente questo motto è là citato nell’originale: Quidquid conaris, quo pervenias, cogites. Si tratta di una delle oltre 700 «sentenze» appunta­te da un poeta latino del I secolo a.C. di origini orientali, noto come Publilio Siro. La considerazione è semplice e, si direbbe, scontata. Eppure è tutt’altro che praticata, soprattutto ai nostri giorni nei qua­li domina l’approssimazione, la superficialità, l’impulso istintivo, l’irriflessività. Avere chiara una meta e su di essa modulare le scelte e l’azione è una dote di pochi ed è vista quasi con disprezzo come una vana lentezza o un impaccio, in un tempo fatto solo di decisioni rapide e incalzanti.

Certo, non si deve essere così pedanti, «gravi» e seriosi da rendere alla fine una scelta talmente protratta da essere inefficace o superata. Ma l’agire con leggerezza e soprattutto senza tener conto di un pro­getto, di una previsione delle conseguenze, di una verifica degli osta­coli può essere ben più deleterio.

Di questa incoscienza abbiamo spes­so testimonianza in campo economico, con esiti disastrosi che trascinano con sé nel baratro tanti incolpevoli. Molti lettori ricordano forse a memoria le parole dantesche messe in bocca a Beatrice: «Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: / non siate come penna ad ogni ven­to» (Paradiso V, 73-74). Ritrovare la capacità di ponderare è la virtù della prudenza che Gesù sceneggia nella figura del costruttore di una torre o nella strategia militare di un re (si legga Luca 14,28-32). Ed è stato ancora Cristo a coniare quel motto prezioso: «Siate prudenti co­me serpenti e semplici come colombe» (Matteo 10,16).

Gianfranco Ravasi


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