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12 Marzo/ LO SGUARDO

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Ogni sguardo autentico è un itinerario verso la profondità nascosta: quan­do guardiamo chi ci guarda, noi non ci limitiamo a guardarci gli occhi, noi ci guardiamo negli occhi, andando al di là di ciò che è visibile.

JEAN BRUN

Quando gli innamorati veri hanno esaurito le parole, si guardano negli occhi tacitamente, confermando quella frase che è attribuita al grande filosofo Pascal: «In amore i silenzi sono più eloquenti delle parole». Lo sguardo è, infatti, un vero e proprio «itinerario verso la profondità nascosta» dell’altro, come dice Jean Brun, autore spiritua­le francese, nella citazione da noi proposta. Purtroppo noi viviamo ora in una civiltà dell’immagine immediata, del vedere superficiale, del flusso televisivo: il nostro occhio è affollato e spesso sporcato e, così, non è più penetrante, non sa più andare oltre la superficie delle cose, la pelle delle persone, la mera percezione della realtà.

Lo sguardo è – come dice Brun – non solo un vedere gli occhi del­l’altro, ma intuirne il linguaggio segreto. Si dice che il boia non rie­sca a guardare negli occhi la sua vittima perché forse non riuscireb­be a compiere il suo gesto infame o almeno la mano gli tremerebbe. Se fossimo più capaci di affrontare il dialogo degli sguardi, sarem­mo meno timorosi delle persone diverse da noi per colore della pel­le, per cultura e per usi e costumi. Guardandoci di più negli occhi, eviteremmo incomprensioni, contrasti e forse anche odio e cattive­ria. Una famosa parabola tibetana immagina un uomo in marcia nel deserto che da lontano vede una figura che avanza e teme che sia una belva: poi, più avanti, la scambia per un bandito; sarà solo quando l’avrà di fronte e la fisserà nel volto che scoprirà di aver in­contrato suo fratello da tempo lontano. Guardando negli occhi, si scopre l’umanità che tutti ci accomuna.

Gianfranco Ravasi


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