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30 Marzo/ EGOISMO A DUE

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Il mio piacere di avere Albertine fissa in casa mia non era tanto un piacere positivo, quanto quello di aver ritirato dal mondo, dove ciascuno poteva a sua volta goderne, la fanciulla in fiore che così, se non mi dava grandi gioie, almeno ne privava gli altri.    

Marcel Proust            

È piccolo ma denso e intenso il libro che il filosofo Umberto Ga­limberti, mio antico compagno di studi liceali e amico al di là dei di­versi percorsi esistenziali, ha dedicato alle Cose dell’amore (2004). So­no molti gli spunti e anche le provocazioni che stimolano la mia attenzione: a p. 131 trovo questa citazione desunta da uno dei sette romanzi che compongono la celebre serie Alla ricerca del tempo perdu­to (1913-27) dello scrittore francese Marcel Proust. Sono parole che illuminano una situazione tutt’altro che rara, quella che scambia per amore ciò che in realtà è plateale egoismo.

Si tratta, però, di un egoismo particolare, perché esso nasce dal vuoto che si ha dentro di sé e che si vuole colmare col possesso di un altro. «Ciò di cui si gode» scrive Galimberti «non è l’amore, che nella prigionia del possesso non ha spazio per esprimersi, ma la sottrazione agli altri della possibilità di amare».

E, questo, un atteggiamento anti­tetico rispetto al vero amore, che è reciprocità libera, è gioia per la pienezza dell’altra persona, è donazione comune senza riserve, frutto della volontà libera di ciascuno dei due. Purtroppo spesso certe rela­zioni ignorano questa armonia e precipitano nella possessività, nella gelosia, nel carcere di un legame che unisce non due amori ma due so­litudini, dando origine a quello che un altro filosofo, Erich Fromm (1900-80), chiamava «l’egoismo a due», «la fusione senza reciprocità».

Gianfranco Ravasi


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