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31 Marzo/ UNA VITA NELLA NOTTE

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La mia vita s’è srotolata nella notte. / Tenebre e caos, la notte del peccato, / mi hanno inghiottito. / Solo tu puoi fare di me un figlio della luce, / o mio Salvatore.

Andrea di CRETA

Era nato a Damasco attorno al 660, aveva fatto il monaco presso il Santo Sepolcro di Gerusalemme e poi era stato eletto metropolita di Creta, ove morì nel 740. Il suo nome era Andrea e ci ha lasciato, oltre a quaranta omelie, anche un «canone» di nove odi, tra le quali un canto penitenziale di ben 250 strofe a cui oggi abbiamo attinto per la nostra citazione e per la relativa riflessione. È un modo per evocare la quaresima che segna questo tempo dell’anno ricorrendo alla voce di un fedele delle Chiese d’Oriente, la cui opera è ancora viva nella liturgia bizantina.

Quella che Andrea di Creta ci propone è una meditazione aspra e severa: è uno sguardo impietoso e privo di vezzeggiamenti sulla vi­ta. Essa assomiglia a un fiume lutulento che scorre nella notte, av­volto tra caos e tenebre. L’anima è inghiottita da questo abisso oscu­ro.

Ma ecco irrompere un’alba sfolgorante: la luce di Dio dirada le tenebre e quel corso d’acqua si fa trasparente e riesce a riflettere in mille iridescenze ì raggi del sole. È, questa, la parabola di una con­versione.

Lo scrittore francese Francois-René de Chateaubriand (1768-1848) nella sua opera più nota, Il genio del cristianesimo, descri­veva la sua conversione in modo lapidario: J’ai pleure et fai cru, «Ho pianto e ho creduto». Le lacrime, anche se non esplicite come quelle di san Pietro dopo il tradimento di Gesù, lavano la coscienza; ma è soprattutto la grazia divina a farci creatura nuova, «figlio della lu­ce». La salvezza, infatti, è un dono da accogliere.

Gianfranco Ravasi


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