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10 Aprile/ LA FRETTA

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La strada più diretta verso una meta sembra spesso breve e diritta. Ma tut­to quanto è prezioso non è né facile né veloce da raggiungere … Chi è in cammino troppo in fretta, spesso supera la meta senza accorgersene.

GERNOT CANDOLINI

Gemot Candolini è un autore eclettico austriaco che si è messo a studiare i labirinti disegnati nelle cattedrali o nei prati e nei giardini e alla fine ha pubblicato un libro suggestivo di riflessioni simboli­che, Scoprire se stessi nel labirinto.

Da quelle pagine ho estratto i pen­sieri sopra citati che smontano una delle leggi capitali della società contemporanea, la fretta. Tutto e subito: è questo il motto dell’odier­no stile di vita «accelerato». E invece è legge della natura e della sag­gezza che «tutto quanto è prezioso» debba essere conquistato con pazienza e laboriosità.

Pensiamo ai nove mesi per il fiorire pieno di una creatura umana, ai ritmi stagionali, alla vera poesia che dev’essere «distillata in casta cera», come fanno le api, per usare un’immagine di un poeta delicato come Clemente Rebora (1885-1957).

Chi è frettoloso, poi, ignora le ve­re mete e continua ad agitarsi senza tregua, ottenendo così di vivere insoddisfatto, Sostiamo, dunque, anche noi a contemplare – come sot­to un microscopio – la complessità della vita e della realtà che spesso sono simili a un labirinto, esercitando e conservando pacatezza -e Sere­nità. Scrive ancora Candolini: «Quando all’inizio di un cammino c’è un sorriso, lo si ritroverà anche alla fine …

Nel paziente girare intorno al centro si trova maggior saggezza che in un singolo rapido succes­so». Hemingway, lo scrittore americano dalla vita esagitata, in Verdi colline d’Africa (1935) aveva dovuto però condannare «quella eccitatis­sima perversione di vita, cioè la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe»

Gianfranco Ravasi


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