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Box in plexiglass sulle spiagge No dell’associazione dei balneari

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Gli imprenditori chiamano, la politica regionale, ai suoi massimi livelli, «non risponde». E quando lo fa, accusano i balneari pugliesi, mette in campo iniziative dalla chiara impronta propagandistica che, agli occhi degli operatori di un settore vitale per l’economia dell’intera regione, in questo drammatico frangente appaiono inopportune.

Il riferimento è all’idea di un monitoraggio lanciata dall’assessorato regionale all’Industria turistica negli ambiti «strategici della cultura e del turismo» messi in ginocchio dagli effetti della crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, per poter calibrare indennizzi e interventi straordinari. Iniziativa che il presidente nazionale e regionale del Sib – Confcommercio, Tonino Capacchione, commenta in maniera piccata: «Il 3 aprile la Regione Emilia Romagna autorizzava manutenzioni, pulizia e vigilanza negli stabilimenti balneari. La stessa cosa hanno fatto Veneto, Liguria e Abruzzo. Noi, in Puglia, abbiamo chiesto di avere uguali possibilità, ma non ci hanno risposto».
Rischio ritardo

La Puglia, quindi, secondo i concessionari, rischia di accumulare un pesante ritardo nell’attuazione dello sforzo richiesto per rimettere a regime il motore dell’economia turistica. «Sarebbe opportuno che la Regione chiarisca subito – incalza Capacchione – se possiamo o meno entrare nei nostri stabilimenti. Non voglio polemizzare, ma non ci hanno interpellati neppure per una videoconferenza. L’assessorato vuole un monitoraggio?

È il momento della serietà e non della propaganda». Dal suo speciale osservatorio, Tonino Capacchione, descrive lo scenario venuto fuori da un recente sondaggio: «Il 53 per cento della popolazione italiana non ha intenzione di andare in vacanza, il 16 per cento vorrebbe farlo ma teme di non averne la possibilità economica, il 10 per cento dice che non avrà ferie sufficienti. Stiamo parlando dell’ottanta per cento della clientela che viene meno, quindi, di un disastro dalle proporzioni enormi che rischia di vanificare decenni di sacrifici».
No ai box

Il Sib, anche attraverso il suo massimo rappresentante salentino, Alfredo Prete, respinge poi con fermezza la proposta avanzata in questi giorni di delimitare gli ombrelloni con barriere il plexiglass: «Un’idea bizzarra che trasformerebbe i lidi in saune». Ma nel settore c’è chi, come il vice presidente nazionale di Federbalneari e presidente di Federbalneari Salento, Mauro Della Valle, prova a dare un valore economico alla crisi: «Nella migliore delle ipotesi, il nostro settore, in Puglia, subirà un danno che potrebbe aggirarsi intorno agli ottanta milioni di euro, ma se consideriamo l’indotto dovremo moltiplicare almeno per tre questa cifra, arrivando a toccare quasi i 250 milioni di euro».

Non solo. I balneari sono chiamati a gestire questo momento difficile «con l’incognita del rinnovo delle concessioni alla fine dell’anno», rammenta Mauro Della Valle.
L’appello alla Regione

Il fronte è compatto, come dimostra anche Giuseppe Mancarella, coordinatore di Cna Balneatori Salento: «Siamo buoni contribuenti e anche buoni datori di lavoro, ma nonostante questo la Regione non ha risposto ancora alle nostre sollecitazioni con un provvedimento che ci dia la possibilità di avviare la manutenzione.

Il risultato è che i lidi sono completamente abbandonati. Chiediamo al governo regionale di fare presto perché abbiamo accumulato troppi ritardi». E alla Regione si rivolge anche Mimmo Magistro, mettendo a disposizione gratuitamente la sua esperienza amministrativa maturata, nei primi anni 2000, alla guida del settore Demanio marittimo e suggerendo sin d’ora «l’immediato varo di un comitato di esperti che definisca, tra l’altro e senza ulteriori indugi, i rinnovi delle concessioni al 2033».

Antonio Della Rocca

corrieremezzogiorno


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