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Emiliano lancia la fase 2 in Puglia: «Prima il turismo, poi l’industria»

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Presidente Emiliano anche lei, come il suo collega campano De Luca, si prepara a chiudere i confini?
«Quella era un’iperbole e al presidente De Luca il diritto all’iperbole è concesso: i campani approvano. A me i pugliesi non lo permetterebbero».
Allora lasciamo le iperboli e parliamo della ripresa. Come fare?
«Occorrono due cose: forte coordinamento tra le Regioni e misure condivise a livello nazionale. Se è vero che i numeri dell’epidemia al Sud sono bassi, è vero anche che il contagio sta circolando ancora e i casi positivi al Nord restano alti».
Come si deve preparare la Puglia?
«A livello nazionale mi aspetto che il comitato tecnico-scientifico dia indicazioni e che il governo approvi un decreto legge che “copra” le scelte delle Regioni, almeno le macro-decisioni. In Puglia abbiamo una direzione epidemiologica severissima, con a capo il professor Lopalco, che ci fornirà gli indirizzi per procedere. Dobbiamo rispettare le regole comportamentali che gli esperti ci indicheranno. Siamo al lavoro per definire delle linee guida».
Ci sarà uno scaglionamento delle aperture?
«Le scelte devono essere omogenee e graduali. Omogenee, perché devono valere sul territorio nazionale. Non si può consentire, in una filiera, di far partire una Regione a discapito di un’altra, rischieremmo la concorrenza sleale tra territori. Graduale, perché gli adempimenti sono numerosi: dal confronto preventivo con i sindacati fino ai controlli degli enti preposti (come Inps e Inail). Senza gradualità, rischieremmo di rimanere ingolfati e intrappolati nelle maglie dei molti adempimenti».
Quali aziende far ripartire per prime?
«In Puglia direi che potremmo cominciare dal turismo: distribuito su tutto il territorio e segmentato secondo diversi modelli di accoglienza, il comparto pugliese dovrà prepararsi ad ospitare meno persone di quelle che potrebbe. L’auspicio è che tutte le aziende riescano a raggiungere il proprio break even (il pareggio con i costi, ndr)».
Poi a chi toccherà?
«Alla filiera agroalimentare che per la gran parte, in verità, non si è mai fermata. E subito dopo arriveranno le produzioni industriali strategiche e il grande sistema dei trasporti. Quanto tempo dopo il 3 maggio? Non ci vorranno mesi, ma certo alcune settimane, proprio per via di quelle procedure (discussione con le parti sociali e controlli da eseguire) che non si possono realizzare in pochi giorni».
La Regione ha predisposto un pacchetto di 450 milioni per garantire i prestiti delle imprese. Come intende procedere?
«Mi auguro che il governo ci dia una mano, anzi due. Innanzi tutto chiediamo che venga “rimodulato” il Fondo di sviluppo e coesione (Fsc, fondi statali, ndr). Cioè lo strumento da cui arrivano 250 milioni dei 450 che lei ha indicato. Stiamo cercando di ottenere delle regole più semplici che ci consentano di impiegare quel denaro senza le contorte lungaggini che oggi rallentano la spesa. C’è un nostro emendamento in questa direzione».
La seconda questione?
«Stiamo cercando di impedire che portino via i soldi al Sud. Ossia che vengano dirottate all’emergenza del Settentrione le risorse destinate al Mezzogiorno: i fondi strutturali europei inseriti nel Por e quelli del Fsc. Finora il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, ci ha rassicurati in tal senso».
Proprio di recente lei ha detto che questo non è il momento di regolare i conti con il Nord. Alludeva ai fondi?
«In generale io penso che questa epidemia abbia spazzato via una serie di luoghi comuni sul Sud e sul Nord. Vorrei ora che tutti ci ponessimo in una prospettiva costruttiva, di grande unità nazionale. Anche perché il Sud, sino a questo momento, ha dato prova di organizzazione e professionalità».
Torniamo ai 450 milioni. Il centrodestra e il pd Mazzarano chiedono che una parte si trasformi in aiuti a «fondo perduto».
«Per dare un aiuto devi possedere un’entrata. Se sbagliamo l’intervento oggi potremmo non avere risorse a sufficienza domani. E anche per questo confidiamo che il governo renda più facile l’uso del Fsc (fondo di sviluppo e coesione)».
Dalla maggioranza, Amati e altri, chiedono zero burocrazia.
«Ottima cosa che va declinata secondo le regole che ci sono consentite: certo non possiamo essere noi a modificare il codice degli appalti. Per quello che riguarda la Regione, direi che siamo già a zero-burocrazia. Aggiungo che solo negli ultimi sei giorni abbiamo emesso oltre duemila mandati di pagamento (a Comuni, province, imprese, cittadini) per 140 milioni. Anche questa una maniera pe sostenere l’economia».
In tante Regioni (anche in Puglia) si lamenta l’emarginazione del ruolo del Consiglio con le decisioni nelle mani del presidente. Avverte il tema?
«Il tema è nella legge che indica il presidente come soggetto attuatore esclusivo di tutte le procedure di urgenza previste dallo stato di emergenza. Sarei stato felicissimo di condividere con il Consiglio regionale le responsabilità – politiche e patrimoniali – di tutte le scelte che ho dovuto assumere in questi giorni. Le norme sul distanziamento sociale, ad ogni modo, non mi hanno impedito di incontrare in videoconferenza tutti i capigruppo: riunione molto utile per condividere, dal punto di vista politico, ciò che avevamo deciso e stavamo per attuare in sede di emergenza».
Quando andare al voto?
«Non ci sto pensando, ma il voto è necessario prima o poi. Credo che rinviare troppo la data possa rischiare di farci cadere in una catena di rinvii elettorali incostituzionali».

Francesco Strippoli

Corrieremezzogiorno


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