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23 Aprile/ UN CERO VACILLANTE

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Quando Dio ha soffiato sul mio fango per infondergli la mia anima, egli ha di certo soffiato troppo forte. Non mi sono mai ripresa da questo soffio di Dio. Non ho mai cessato di tremare come un cero vacillante tra i due mondi.

MARIE NOEL

Un cero avanza in una processione, mentre la fiammella è scossa dal vento fino al rischio di estinguersi. E un’immagine semplice che diventa una parabola della vita. Ma il pensiero viene ulteriormente approfondito nel testo che abbiamo citato e che è frutto della medi­tazione di una poetessa spirituale francese, Marie Noél (1883-1967). Essa ricorre al passo della Genesi nel quale si ricorda che l’uomo di­venta, da materia inerte, creatura vivente attraverso il soffio dello Spirito divino. Quell’alito non reca solo la vita ma anche la coscien­za, la spiritualità, l’amore.

Marie sente dentro di sé quel soffio e lo avverte come un vento impetuoso che la trascina verso il divino, pur essendo ancorata sal­damente al presente e al terreno. Per questo essa parla di «due mon­di» tra i quali vacilla come quel cero esposto ai venti.

Si ha, così, la rappresentazione di ogni esperienza spirituale, che è spesso tensio­ne tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere, tra materia e spirito, tra male e bene, tra vizio e virtù. Il fremito del soffio divino in molti, purtroppo, viene quasi azzerato. Il peso dell’esteriorità ottunde il re­spiro dell’anima. Tuttavia, in ogni cuore non si estingue mai comple­tamente il vibrare di quello Spirito: è per questo che bisogna sempre credere nella rinascita, nella risurrezione, nella vita che torna a pul­sare, tremando come un cero vacillante.

Gianfranco Ravasi


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