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24 Aprile/ «BUONISMO»

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Sentimentalismo è avere compassione dei carnefici di Gesù Cristo. Povera gente, così mal pagata per tanta fatica!           

Bloy

Ai nostri giorni si preferisce usare il termine «buonismo»; esso definisce il generoso tentativo di trovare una giustificazione per ogni azione. E questo sarebbe anche legittimo se alla fine non appannasse e persino estinguesse del tutto la distinzione tra bene e male, tra vero e falso, tra giusto e ingiusto. Ai tempi di Léon Bloy, veemente scrittore cattolico francese morto nel 1917, questo atteggiamento veniva classificato come «sentimentalismo» e il nostro au­tore lo bollava nella sua raccolta di Pensieri diversi con l’immagine pittoresca ma incisiva che ho sopra citato.

Certo, ai nostri giorni sta ormai prevalendo l’atteggiamento opposto, quello della virulenza aggressiva (da cui non era indenne lo stesso Bloy), dell’irruenza, della prevaricazione, per cui non guasterebbe raccomandare una dose di rispetto, di ascolto reciproco, di remissività.

Tuttavia è indubbio che un’eccessiva languidezza, mollezza o de­bolezza possono stemperare e fin dissolvere la verità. Aveva ragio­ne James Joyce quando nel suo capolavoro, Ulisse, affermava che «il sentimentale è colui che vorrebbe godere senza addossarsi l’im­mensa responsabilità dell’agire e del giudicare».

Egli cerca di smus­sare tutti gli angoli così da non restare impigliato in scelte che pos­sono creare disturbo, che esigono discussione e argomentazione, che impongono coerenza e persino isolamento. Non per nulla la Bibbia rappresenta spesso la parola divina con immagini «offensi­ve» (spada, martello, fuoco), accanto a quelle altrettanto necessarie di dolcezza (miele, luce, acqua). La verità talora può anche bruciare e non solo riscaldare.

Gianfranco Ravasi


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