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Joseph Tusiani/ Riprendiamo qui di seguito l’articolo scritto nel marzo 2012 dal giornalista viestano Michele La Marca per l’agenzia di stampa “AGV- Il Velino”

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Poesia: un docufilm su Tusiani, “nemo propheta in patria” – La regista Digregorio racconta in presa diretta la vita del docente e letterato italoamericano a cavallo fra due mondi. Di origine garganica, è sconosciuto in Italia, nonostante la fama raggiunta negli Stati Uniti –

(Il Velino/AGV) Roma – “Nemo propheta in patria”: l’antica locuzione si adatta perfettamente al poeta, traduttore e docente italoamericano Joseph Tusiani. Intanto perché, molto semplicemente, è sconosciuto in Italia sebbene sia famoso e apprezzato negli Stati Uniti.

E poi perché si tratta di uno dei maggiori latinisti ancora in vita, e la lingua degli antichi romani è stata da lui utilizzata anche per comporre poesie. “Finding Joseph Tusiani – The poet of two lands” è un docufilm – presentato sabato in anteprima a Roma – diretto da Sabrina Digregorio che cerca di raccontare un poeta contemporaneo attraverso uno dei suoi temi più ricorrenti: l’emigrazione e l’identità, a cavallo fra la sua terra, il Gargano, e gli Stati Uniti. Prodotto da Athena Films, il documentario si regge sulla voce narrante e sulla presenza dello stesso Tusiani, coadiuvato dall’attrice Daiana Giorgi nei panni di una biografa impegnata nello scrivere la vita del poeta attraverso ricerche bibliografiche e colloqui diretti. Ma il lavoro della regista Digregorio è anche un riconoscimento, un omaggio alla figura culturale rappresentata da Tusiani e pressoché sconosciuta in Italia.

Su questo punto, Furio Colombo (intervenuto all’anteprima e protagonista dell’inizio del documentario), ha parlato di “una cecità (quella italiana, ndr) che stupisce e allarma”. Il giornalista ha raccontato di come, da responsabile dell’Istituto di Cultura italiana in America, avesse intervistato il poeta più volte e di come avesse provato invano a farlo conoscere nel Belpaese, pubblicando la sua storia su due noti quotidiani nazionali.

Ma il docente italoamericano è famoso a San Marco in Lamis, il paese garganico nel quale è nato nel 1924 e nel quale torna ogni anno. Il documentario si svolge, appunto, attraverso questa “tensione” fra i due mondi che ha attraversato (e attraversa ancora) la vita del docente. Ripercorrendo le tappe fondamentali della sua biografia, cercando – soprattutto, e senza forzature – di far emergere “l’uomo, il garganico” prima che la sua figura poetica e la sua straordinaria cultura letteraria.

Trasferitosi con la madre negli Stati Uniti nel 1947 per raggiungere il padre mai conosciuto prima (era emigrato prima che nascesse e il rapporto con il padre “di carta” – visto sempre in foto fino all’età di 23 anni – sarà uno dei temi della sua poesia), Tusiani diventò in breve tempo docente al College of Mount S. Vincent e iniziò a staccarsi – su suggerimento della scrittrice Francesca Vinciguerra – dai circoli culturali italoamericani per scrivere in inglese.

Nel primo viaggio di rientro a San Marco in Lamis, scrisse “The Return” che gli valse nel 1956 il prestigioso “Greenwood Prize” della Poetry Society of England, che concesse questo premio per la prima volta a un “americano”.

La vittoria gli fruttò l’apprezzamento di John F. Kennedy, che gli chiese di registrare la sua voce affinché potesse essere conservata fra le voci dei poeti custodite nell’archivio del Congresso.

Tutti episodi rievocati dallo stesso Tusiani nel corso del documentario. Perfettamente integrato negli Stati Uniti (“è stato – ha ricordato Colombo – presidente della Società dei poeti americani di lingua inglese, non dei poeti italiani in esilio”), Tusiani non ha mai perso i contatti e soprattutto non ha mai tagliato le radici che lo legavano alla sua cultura di provenienza. Infatti ha continuato a scrivere poesie in inglese, in italiano, in latino (tradotte anche in altre lingue) e in dialetto garganico.

Nel corso del documentario, inoltre, il poeta ha declamato alcune delle sue poesie più famose nelle lingue in cui sono state composte. Il docente è diventato famoso anche come traduttore: a lui si deve la versione inglese degli scritti di Michelangelo, “La Gerusalemme Liberata” e “Il mondo creato” di Torquato Tasso e, tra l’altro, “Il Morgante” del Pulci.

Tra i tanti riconoscimenti, va ricordata la “Medaglia di merito” del Congresso americano, ricevuta nel 1984. Ma, nel documentario, Tusiani ha raccontato anche gli emigranti che non si sono mai completamente integrati, come quelli che hanno rinnegato le proprie radici. Il suggerimento del poeta è quello di affrontare con serenità i drammi e i problemi dell’emigrazione.

Anche perché, ha sottolineato, “la vita vera è quella che ricordiamo di aver vissuto”. E quindi, in molti casi, bisogna essere abili a superare i dolori affinché non se ne rimanga schiacciati. In questo, ha concluso Tusiani, “la poesia e la musica sono un valido ausilio”. 

Michele La Marca

per AGV-Il Velino 12/3/2012.

Tusiani è venuto a mancare l’11 aprile a New York.


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