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12 Maggio/ IL TESORO

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Curati del tesoro che Dio ti ha mandato. Lentamente ti scivola via tra le di­ta e più non lo rivedi finché non dovrai rispondere di come l’hai serbato.

PER OLOV ENQUIST

È stato definito «la coscienza critica» della società scandinava: Per Olov Enquist, nato nel 1934, è il maggiore scrittore, svedese vivente. Leggendo il suo romanzo documentario II viaggio di Leivi, storia del fondatore del movimento pentecostale svedese, Lewi Pethrus, del suo trionfo e del suo declino, mi sono imbattuto in questa poesia spirituale. Essa, pur nella sua semplicità, merita attenzione.

Tutti noi – anche chi si sente fallito, incapace, sfortunato nella vita – abbiamo ricevuto un piccolo tesoro fatto di intelligenza, di umanità, di capa­cità operativa, di sensibilità e così via.

E qui viene alla mente la parabola dei talenti che è quasi l’ideale sorgente tematica di questo canto (Matteo 25,14-30). Non importa se il tesoro vale tanto o poco; l’importante è non lasciarselo scorrere tra le dita, dissipandolo, e neppure nasconderlo sotto terra, illudendosi che basti conservarlo intatto.

Sì, perché il tesoro che Dio ci affida in realtà non è una gelida pietra preziosa ma un seme vivente destina­to a fruttificare, è un’energia vitale che deve operare, è una luce pronta a irradiarsi.

La frase finale è cupa, come lo è la parabola di Gesù: al termine della vita «dovrai rispondere» della tua inerzia-o della tua grettezza paurosa. L’umanità è, quindi, come un mosaico: ogni tessera – anche se è solo un piccolo riquadro di colore – è neces­saria perché l’opera non sia a buchi e lacerata ma sia un disegno completo e armonico.

Gianfranco Ravasi


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