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16 Maggio/ LAICITÀ

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È obbligatorio distinguere tra laicità negativa e positiva …La laicità superio­re sa che la religione è elemento essenziale alla propria esistenza, e cura perciò il suo sviluppo …La laicità inferiore è la laicità degli ignari e degli impoten­ti. Ma Dio, anche ignorato e disconosciuto, è sempre nel fondo del nostro cuo­re; e ci punge, ci agita, ci turba finché non sia stato scoperto e confessato.

GIOVANNI GENTILE

Ormai il dibattito sulla «laicità» ha spossato un po’ tutti, con lo scialo che ha avuto di enfasi, di sdegno e di luoghi comuni. Non re­sisto, però, alla tentazione di proporre queste righe perché proven­gono da un pensatore certamente discusso (anche per le sue scelte politiche) ma al di sopra di ogni sospetto: si tratta, infatti, di un bra­no dell’ultimo scritto – prima della sua uccisione in un attentato nel 1944 – del filosofo Giovanni Gentile, Genesi e struttura della società. Di lui si era parlato come di un «ateo devoto»; in realtà, stando alle pa­role citate, si può dire di lui che «non era lontano dal regno di Dio», per usare un’espressione evangelica.

Quello che vorrei rimarcare è, però, la sua bellissima rappresenta­zione di Dio: egli ci preme sotto la pelle, si rivela nell’inquietudine della coscienza, parla nella profondità del cuore. È, questa, l’esperienza autentica della fede nel suo stadio germinativo e fecondo. Quando quella presenza misteriosa non «punge, agita e turba» più, allora bisogna aver paura perché si sta correndo non tanto verso l’a­teismo – che è pur sempre scelta severa, seria e fin drammatica – ma verso l’indifferenza, l’irresponsabilità, il vuoto interiore, un approdo mortale per lo spirito, per credenti e per agnostici.

Gianfranco Ravasi


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