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17 Maggio/ IMMAGINE DI DIO

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La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è soltanto l’immagine.

PASCAL

Così il grande Pascal nei suoi Pensieri (n. 90 ed. Brunschvicg). La natura si svela in tutta la sua magnificenza e potenza e sembra am­miccare al Creatore. Anzi, in tutte le religioni c’è la convinzione che Dio parli di sé attraverso il creato. Il Salmista ne è certo: «I cieli nar­rano la gloria di Dio … Non è linguaggio e non sono parole di cui si oda il suono; eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce» (19,2- 5). C’è, dunque, una rivelazione cosmica aperta a tutti; l’universo è un riflesso dell’infinita grandezza e potenza del suo Signore, ne è un’immagine vivida.

Tuttavia è indiscutibile che la natura rivela imperfezioni e limiti incompatibili col concetto stesso di Dio. È per questo che essa non può identificarsi col Creatore né essere adorata, come è spesso accaduto nella storia dell’umanità. Si configurano, allora, due atteg­giamenti opposti: da un lato, la contemplazione del creato, perché «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» (Sapienza 13,5); d’altro lato, la tentazione di un materialismo sacrale che piomba nell’idolatria.

E quest’ultimo un rischio sotteso anche a una certa visione ecologista radicale, a una conoscenza che si affida solo alla realtà sperimentale, a una visione della vita basata so­lo sul benessere e la corporeità. È ancora il libro biblico della Sapienza ad ammonire: «Se, stupiti per la bellezza degli elementi cosmici, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, per­ché li ha creati lo stesso autore della bellezza» (13,3).

Gianfranco Ravasi


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