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«I furbetti delle indennità agricole corrompevano cancellieri»: truffa Regione Puglia, indagati saliti a 23. Aumenta il numero degli avvocati coinvolti: hanno incassato 25 milioni.

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Una organizzazione strutturata, in grado di raccogliere o anche fabbricare mandati professionali, corrompere dipendenti pubblici e falsificare atti giudiziari, con l’obiettivo di incassare milioni di euro dalla Regione attraverso migliaia di decreti ingiuntivi per le indennità agricole. Con la notifica della proroga concessa dal gip Giovanni Abbattista, l’inchiesta barese del procuratore aggiunto Roberto Rossi e del pm Francesco Bretone compie un ulteriore salto di qualità: gli indagati sono diventati 23, con decine di ipotesi di accusa che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa alla Regione fino alla corruzione anche in atti giudiziari.

Tra gli indagati ci sono tre operatori di cancelleria del Tribunale di Bari: Giuliana Tarantini, 63 anni, Maria Cuccovillo, 67 anni e Maria Giannoccaro, 67 anni accusate a vario titolo insieme agli avvocati Michele Primavera, Oronzo Panebianco, Susi Iorio e Enrico Domenico Primavera (figlio di Michele) anche di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, truffa aggravata e (Tarantini) di interruzione di pubblico servizio. Le indagini della Finanza avrebbero accertato infatti la consegna di «regali» in cambio della manomissione di fascicoli delle procedure esecutive chieste dagli avvocati ai danni della Regione che, circa tre anni fa, ha presentato un primo esposto cui ne hanno fatto seguito altri.

Il meccanismo secondo le indagini andrebbe avanti ininterrottamente dal 2006: da allora la Regione ha sborsato circa 30 milioni, di cui poco più di 26 in spese legali. Migliaia e migliaia di decreti ingiuntivi, precetti e pignoramenti da poche centinaia di euro l’uno, quasi tutti effettuati dagli stessi avvocati, per riscuotere sorte capitale, interessi e spese legali sull’indennità compensativa, il sussidio dovuto dalla Regione agli agricoltori (abolito nel 2000). Le sentenze azionate però sarebbero sempre le stesse (è impossibile tenerne traccia) e le ingiunzioni sono state chieste davanti ai giudici di pace di mezza Italia (Matera, Trani, Corato, Lecco, Vercelli, Como, Crema, Irsina e Pisticci) con domiciliazioni fantasiose (ad esempio in un ristorante sul lago) di cui la Procura di Bari contesta anche la falsità ideologica.

Il meccanismo è ben descritto nelle numerose denunce presentate dalla Regione. E gli approfondimenti condotti anche attraverso consulenze tecniche hanno convinto il procuratore aggiunto Rossi dell’esistenza di una «banda» del pignoramento di cui farebbe parte – sempre secondo l’accusa – anche un avvocato di Barletta, Renzo Pedico, referente di una organizzazione di consumatori: durante la perquisizione nel suo ufficio la Finanza ha sequestrato centinaia di mandati in bianco che poi sarebbero stati utilizzati per attivare i procedimenti giudiziari. Per questo a Pedico viene contestato di essere capo e promotore dell’associazione a delinquere insieme ai colleghi Primavera e Panebianco.

Negli ultimi mesi i decreti ingiuntivi hanno ripreso a fioccare, notificati in piena notte e nei giorni festivi. La Procura contesta il reato di truffa aggravata (o di induzione in errore per peculato) anche a quattro baresi tra i 32 e i 56 anni che avrebbero sottoscritto i mandati per la richiesta dei pagamenti, senza averne titolo. Ma le indagini non sono finite. E per inseguire il fiume dei soldi la Finanza è arrivata fino in Svizzera dove Primavera risulta avere uno studio: all’avvocato e ai suoi familiari vengono contestati anche riciclaggio e autoriciclaggio attraverso una fitta rete di società. Al vaglio c’è il ruolo dei giudici di pace che non si sarebbero accorti di marchiane irregolarità (ad esempio la mancanza dei dati anagrafici completi) negli atti presentati per ottenere i decreti ingiuntivi.

 

Massimiliano Scagliarini

gazzettamezzogiorno


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