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MANFREDONIA, E LE STELE STANNO A GUARDARE. IL POLO MUSEALE E LA DIREZIONE DEL CASTELLO RESPINGONO LA PROPOSTA DI POP

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Polo Museale della Puglia e Direzione del Castello di Manfredonia respingono la proposta gratuita di fruizione e valorizzazione “Siamo Figli delle Stele” di  “Pop_Officine Popolari”

“C’è chi dice no, io non mi muovo”, canta in una delle sue canzoni più celebri Vasco Rossi. Ebbene, un no detto tra i denti e che lascia tutto stantio come nella più vetusta ed impolverata sala di statue immobili, è arrivato a “Pop_Officine Popolari” rispetto all’idea progettuale “Figli delle Stele”, simbolo dell’identità sipontina e di grande interesse turistico e culturale; una diretta web, dalla Sala delle Stele del Museo Archeologico Nazionale, che consentisse a cittadini, amanti e studiosi di poter rivedere, anche solo per un po’, il più importante lascito dei Dauni che la storia e il tempo hanno trasmesso fino a noi.

Dall’invio formale della proposta, che nel frattempo ha raccolto il supporto e l’entusiasmo di diverse migliaia di persone (non solo addetti ai lavori), sono passati ben trenta giorni senza risposte formali da parte del Polo regionale museale e della Direzione del Castello di Manfredonia.

Un’operazione, si badi bene, a costo zero per il MiBACT e i suoi uffici regionali e periferici, dal momento che strumentazione, tecnologia e risorse umane le avrebbe fornite gratuitamente “Pop_Officine Popolari”.

“Ebbene – afferma con rammarico Saverio Mazzone, Presidente di POP –  dal Polo non è giunta alcuna risposta ufficiale; ostinati, abbiamo continuato a telefonare per avere informazioni riguardo alla nostra richiesta e, dopo diversi tentativi, rimpalli, rinvii e promesse di richiamarci, una funzionaria imbarazzata ci ha comunicato che no, non si può fare, presto il Castello e le Sale del museo saranno di nuovo un cantiere e no, non ci potrà entrare nessuno. Come da 5 dannati anni a questa parte – sottolinea Mazzone -. Inutile dire che dalla nostra domanda alla narrata ripresa dei lavori di recupero e valorizzazione è passato un tempo che ci avrebbe consentito di fare un numero di dirette da Guinness dei primati. Un atteggiamento che chiaramente cozza con la forma mentis del Ministro Franceschini (massima valorizzazione e più ampia fruizione del patrimonio culturale, sancita anche dalle leggi di riforma del Ministero, che hanno avuto l’apice proprio nella nascita dei Poli regionali). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si ostinano a fare di musei come il nostro delle vere e proprie Fortezze inespugnabili, più di quanto un Castello svevo o giù di lì avesse mai potuto essere finanche nei sogni del Re suo fattore”.

Sono anni, infatti, che ai cittadini di Manfredonia, ai visitatori ed agli studiosi è negato l’accesso al più importante lascito del passato. Lastre di pietre (per le quali è stato anche avviato l’iter per la candidatura Unesco come patrimonio dell’umanità) sulle quali i nostri avi hanno inciso per sempre la propria identità. E creatività. Manufatti d’arte che hanno attraversato più di 2.500 anni di storia per ritrovarsi a prendere polvere nelle sale di un Museo da troppo tempo chiuso al pubblico per lavori.

Pop_Offine Popolari”, dunque, proponeva un appuntamento in diretta streaming che ci fecesse tornare a vederle, queste Stele, ormai abbandonate a filmati di repertorio che fanno tenerezza; un webinar che, con la voce dell’esperto, ce le raccontasse di nuovo, facendocene riscoprire l’incanto.

“Figli delle Stele” è un modo per tornare a reimpossessarci della nostra Storia, nei giorni in cui la Storia sembra essersi fermata di colpo. Un’occasione per tornare a riflettere su un sistema, quello culturale e artistico, spesso ai margini delle preoccupazioni e delle pagine di decreti ed ordinanze straordinarie, nonché per porre solide basi per la ripartenza dell’offerta turistica, tassello fondamentale dell’economia e dell’occupazione locale.

“Un patrimonio culturale è un bene che appartiene in primo luogo ai cittadini del territorio che lo ha prodotto e alla comunità mondiale di appassionati e studiosi che scrivono di Storia – conclude il Presidente di Pop -.  Quella vera, quella che finirà nei libri della scuola. Non come la storia del nostro Museo e dei suoi tesori, che al massimo finiranno nell’ennesimo libro scandalo che racconta di una burocrazia Moloch che, se non ci farà morire di fame, ci farà appassire di bruttezza. Che almeno il nostro pianto diventi una nenia rumorosa: unisci le tue lacrime alle nostre, hai visto mai che il flusso arrivi fino a Roma?”.


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