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2 Giugno/ LO SPORT

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Lo sport è figlio della democrazia, ma contribuisce per proprio conto all’i­stupidimento della famiglia.   

KARL kraus

Non interessandomi di sport, sarei l’ultimo a dover intervenire su questo tema. Tuttavia è indubbio che il fenomeno sportivo ha ormai una posizione di rilievo nella società, nell’economia e nello stile di vita e che, quindi, dev’essere oggetto di attenzione e di analisi da parte di tutti. Certo, Karl Kraus – feroce scrittore austriaco nato in Boemia da famiglia ebrea nel 1874 e morto a Vienna nel 1936 – in uno degli aforismi dei suoi Detti e contraddetti va giù pesante. Ma tocca due elementi significativi. È vero che lo sport come interesse e pratica di massa nasce dalla democrazia.

Nelle dittature la pratica sportiva o è elitaria e selezionata per ottenere prestigio internaziona­le oppure è imposta come una sorta di lezione obbligatoria (magari con gli esercizi ginnici comunitari nei parchi al mattino).

È, però, altrettanto vero che la democrazia con la sua libertà intro­duce elementi incontrollabili: pensiamo solo al business legato a uno sport particolare come è il calcio, allo scandalo degli stipendi dei cal­ciatori, al doping, al sistema pubblicitario che si crea attorno all’atti­vità agonistica, agli eccessi delle tifoserie, alla corruzione che ha in­quinato eventi e persone legate allo sport.

Basti solo vedere in televisione certe reazioni brutali della folla, sentirne le battute o i motti per condividere l’idea di Kraus. Lo sport così idolatrato gene­ra stupidità e spesso colpisce la famiglia, che talora non ha altra ma­teria di dialogo se non le partite e l’unico interesse comune è quello schermo acceso con la solita partita.

Gianfranco Ravasi


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