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10 Giugno/ L’ACQUA NEL POZZO

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Un uomo chiese a un monaco: «Che cosa ti insegna la tua vita di silen­zio?». Il monaco, che stava attingendo acqua da un pozzo, gli disse: «Guar­da giù nel pozzo! Cosa vedi?». «Non vedo nulla» rispose l’uomo. Passò un po’ di tempo e il monaco gli ripetè: «Guarda ancora! Cosa vedi?». «Ora ve­do me stesso: mi specchio nell’acqua». Il monaco concluse: «Quando l’ac­qua è agitata, non si vede nulla. Ora l’acqua è tranquilla. È questa l’espe­rienza del silenzio: l’uomo vede se stesso!».

PARABOLA DEI PADRI DEL DESERTO

Semplice e illuminante parabola dei padri del deserto, uomini che conoscevano il valore del vero silenzio, dato che vivevano nelle soli­tudini della Tebaide egiziana: qualsiasi commento risulta inutile tanto la scena è nitida nel suo significato simbolico. Vorrei, allora, sottolineare solo un tratto del racconto, quello che descrive l’acqua agitata nella quale non ci si può specchiare né è possibile che in essa si rifletta la luce del cielo. Ebbene, questo è proprio lo stato della no­stra vita nella maggior parte dei casi.

Siamo presi da tante cose, afferrati da preoccupazioni e da frene­sie. Come diceva san Giacomo nella sua Lettera, «bramate e non riu­scite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite a ottenere, com­battete e fate guerra» (4,2). L’esistenza si trasforma in un tormento, si è sempre stressati e agitati e soprattutto si sente affiorare spesso il sapore amaro dell’insoddisfazione. Gesù nel discorso della Monta­gna per ben sei volte ripete: «Non affannatevi!» (Matteo 6,25-34) per concludere: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta». E il regno di Dio è aperto a chi è semplice e sereno come un bambino (Matteo 18,3).

Gianfranco Ravasi


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