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20 Giugno/ LA FATA DELLA STUPIDITÀ

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La tenera fata della stupidità è discreta e s’adatta meravigliosamente al be­ne e al male, al sapere e all’ignoranza, all’uno e all’altra, a voi come a me… La ragione è in grado di smascherare il male che si cela perfidamente dietro la bella menzogna. Ma di fronte alla stupidità la ragione è impotente. Non ha nulla da smascherare. La stupidità non porta maschere. È innocente. Sincera. Nuda. È indefinibile.           

MILAN KUNDERA

Così scrive nell’opera II sipario lo scrittore ceco Milan Kundera, di­venuto famoso per il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, pub­blicato nel 1984. Mi diverte questa sua vivace rappresentazione della stupidità, farina tenera, discreta, apparentemente innocente e sincera e, soprattutto, invincibile. Con la stoltezza non si può combattere per­ché è come una mucillagine che si squaglia o prende nuove forme ap­pena la colpisci. Non la puoi smascherare nelle sue incongruenze co­me si fa con l’errore, perché è senza maschera, vana e vacua.

Purtroppo, senza voler fare i supponenti, bisogna riconoscere che la stupidità s’infiltra dappertutto, in dosi piccole o massicce, e riesce a rendere insipiente il pensiero di molti, ridicole certe espressioni d’arte, fatuo il comportamento sociale, dissennata la politica, banale persino la religione e scipita la stessa vita.

La sua forza non è tanto nelle sue capacità perverse (che non ha) quanto piuttosto nella quantità della sua diffusione che nasce dall’imitazione. L’unica volta che incontrai lo scrittore’Riccardo Bacchelli mi disse di temere pro­prio questa diffusività: «Gli stupidi» mi disse «impressionano non foss’altro che per il numero!». Bisogna, perciò, essere sempre vigili per non essere infettati da questo morbo dell’anima.

Gianfranco Ravasi


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