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23 Giugno/ CHI SONO IO?

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Affamato di colori, di voci di uccelli, assetato di parole buone, di compa­gnia…, stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare. Chi sono io? Oggi sono uno, domani un altro. Sono-tutt’e due insieme? Il primo servizio che si deve offrire al prossimo è quello di ascoltarlo.

DIETRICH BONHOEFFER

Ecco due considerazioni complementari di Dietrich Bonhoeffer, teo­logo ucciso dai nazisti ed espressione di un’intensa spiritualità e testi­monianza cristiana. La prima nasce da un’esperienza che, prima o poi, tutti attraversiamo.

Siamo ansiosi di vita, di luce, di amore; eppure ci sentiamo vuoti e stanchi. Si spegne ogni fremito, si perde il sapore dei gesti che compiamo, si affloscia il desiderio di pregare, pensare, creare. Ci si sente come divisi tra uno stato di attesa e una sconsolata rasse­gnazione. Il giorno prima ci si illudeva e ci si sentiva mossi dallo Spiri­to, il giorno successivo si è delusi e senza carica interiore.

Ebbene, quando si è in simili situazioni e, più in generale, quando si è nel tempo della prova, il dono più prezioso che si riceve è quello di avere qualcuno che ci ascolti, come indica Bonhoeffer nella seconda frase. Essere capaci di stare in ascolto dell’altro, sentendo la sua con­fessione o la sua confidenza, è una realtà che spesso non si sa offrire, presi come siamo dalla fretta o dai nostri problemi.

Ci sono genitori che non sanno più fermarsi coi loro figli, preti che hanno troppi impe­gni per ascoltare le persone sole e in travaglio intimo, coppie che non dialogano più tra loro. Eppure sapersi veramente ascoltati (e non solo «sentiti») è una fonte importante di sostegno e coraggio.

Gianfranco Ravasi


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