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10 Luglio/ IL VOLTO

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Il volto: la parte più indifesa di noi, la più esposta, la più rivelatrice, ma an­che la più deterrente, tanto che è difficile uccidere uno guardandolo in faccia.

ITALO MANCINI

Ero ancora giovane e insegnavo da poco. Invitato a tenere una delle mie prime relazioni a un convegno, intravidi con terrore in pri­ma fila ad ascoltarmi proprio uno dei maggiori relatori di quel con­gresso, il sacerdote e filosofo Italo Mancini che io consideravo una personalità di alto livello, sui cui libri avevo condotto letture severe e imparato tante cose.

Fu così che ci conoscemmo e questo incontro mi lasciò ammirato per la sua generosità e comprensione. Furono poche le volte che ci rivedemmo o ci scrivemmo; io, però, continuai a leggerlo fino alla sua morte (1993) e dopo. Anche adesso lo voglio rievocare attraverso questa sua bella riflessione sul volto.

L’odio e la paura dell’altro nascono proprio da questa incapacità di guardarci in faccia: scopriremmo di essere del tutto simili, segnati dal­la stessa impronta umana, fratelli nel dolore e nella gioia. E per questo che gli innamorati veri, esaurite le parole, si guardano negli occhi. Il viso è la nostra identità svelata ed è per questo che, quando si è in im­barazzo o in tensione, si cerca di evitare lo sguardo.

Lo scrittore tede­sco settecentesco Georg Lichtenberg notava che «il volto umano è la superficie più interessante del mondo». E il nostro scrittore Oreste del Buono (1923-2003) ribadiva che «non c’è nulla di più sconosciuto del-, la faccia di una persona che conosci: se la guardi a lungo diventa non so cosa, un paesaggio». Riscopriamo, allora, questa particolare capa­cità silenziosa di dialogo e di incontro con gli altri, così da far cadere prevenzioni e da accendere simpatia e comprensione.

Gianfranco Ravasi


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