The news is by your side.

15 luglio/ VITA DI FAMIGLIA

109

La vita di famiglia perde ogni libertà e bellezza quando si fonda sul princi­pio dell’«io ti do» e «tu mi dai».

HENRIK IBSEN

Se temete la solitudine, non sposatevi!

ANTON CECHOV

Le avevo annotate tempo fa queste due aspre considerazioni sulla famiglia, probabilmente sulla base di qualche lettura estemporanea. Esse nascono anche dal pessimismo dei rispettivi autori e del loro contesto; tuttavia contengono una verità fin ovvia che merita atten­zione. Il tema della vita di famiglia è, infatti, delicato e richiede un impegno serio e severo, pur in mezzo alle gioie e soddisfazioni che la convivenza comporta.

Partiamo con la prima frase che è desunta dal dramma Casa di bambola (1879) del famoso scrittore norvegese Henrik Ibsen, una storia di falsità, meschinità, ricatti e ipocrisie. Alla fine, infatti, si assiste allo sfacelo di una famiglia.

Sfacelo che ha, certo, una delle sue radici più vigorose proprio nell’interesse e nell’egoismo. Se in famiglia viene meno la gratuità dell’amore, la generosità e la reciprocità, è inevitabile che si perda ogni freschezza, libertà e bellezza dello stare insieme e ci si riduca a essere una «società» retta da una sorta di contratto rigido ed esigen­te.

Si può, allora, precipitare nell’altro vizio tratteggiato con fiero scetticismo da Anton Cechov negli appunti dei suoi Quaderni. Il ce­lebre scrittore russo ottocentesco, cresciuto in una famiglia disagia­ta, teme quella terribile solitudine a due che sfigura talvolta la cop­pia e lo fa capire con quel suo consiglio paradossale di non sposarsi per non essere alla fine soli.

Sta di fatto che spesso l’incapacità di ali­mentare la fiamma dell’amore conduce a raggelare ogni legame e a spegnere la sostanza stessa del matrimonio.

Gianfranco Ravasi


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright