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Vico del Gargano/ In campagna elettorale una parola per noi?

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Un patriarca del grande partito socialista, Rino Formica, in un congresso fece questa eloquente definizione della politica:”…la politica è sangue e merda. Dipende da noi…” La campagna elettorale in atto, com’è norma, va alla caccia di consensi di ogni tipo e definizione: vi è il voto dei tifosi, vi è il voto degli amici, vi è il voto di scambio, quello dei parenti stretti e, ci dovrebbe essere, il voto “giudizio” o, come gli esperti lo chiamano, il voto d’opinione; quel voto cioè che cerca di trascinare la politica fuori dalla “merda” e nobilitarlo con il “sangue”.

Ad oggi non è così. Stiamo assistendo ad un logoro rituale privo di contenuti, che anzichè avvicinarsi ai problemi “veri” dei territori e delle comunità si allontana sempre di più, avvitandosi e nascondendosi sotto un profluvio parolaio senza senso e senza un filo logico e concreto. Sorvolo, per non infangare quel comune senso del pudore, sulle qualità e sui curriculum del personale politico in competizione.

Il Gargano, nella sua entità territoriale, pomposamente chiamata “Montagna del sole”, avrebbe bisogno di una vera e propria catarsi, una cura da cavallo, se vuole mantenere, ancora per poco, qualche suo primato, prima di soccombere sotto l’agguerrita concorrenza del Salento. Uno dei capisaldi dell’economia garganica resta il Turismo nella sua varietà e complessità dell’offerta: il turismo balneare, quello ambientale, quello storico, quello religioso e tradizionale, quello dei cibi, quello della Cultura.

Ma, se da un lato resistiamo, ancora per poco, su questo fronte, restiamo ancora oggi, e chissà per quanto tempo ancora, gli ultimi in infrastrutture primarie: viabilità, trasporti, sanità, modernità, politiche ambientali, politiche culturali. Per la centesima volta, voglio ricordare all’intero arco politico in competizione, che l’ultimo vero, serio, concreto provvedimento a favore del Gargano risale agli anni 70 con il progetto, finanziamento e realizzazione della strada a scorrimento veloce ferma e morta alla periferia di Vico del Gargano.

Altro capitolo doloroso la cosiddetta “gestione” del Parco Nazionale del Gargano. Superati i 20 anni dalla sua costituzione siamo ancora in fervente attesa di capire se i pesci volano e gli uccelli nuotano. L’importante è pagare gli stipendi e le indennità di cariche, per il resto basta il pensiero. Su scala locale poi, ogni comune si lecca le sue ferite e allunga il collo e lo sguardo verso orizzonti di gloria. Vico del Gargano ha una sua lunga storia di appuntamenti mancati e farlocchi a partire dalla realizzazione di un ospedale. I resti mortali, di uno sperpero di miliardi pubblici, senza che nessuno abbia pagato, giacciono a perenne memoria al Convento dei Cappuccini, sotto lo sguardo rassegnato del popolo in preghiera.

A questo capolavoro di mala politica, accuratamente coperti dalla polvere, vi sono una serie di incompiute in attesa che qualche buon pastore in cerca di voti si ricordi di darci un cenno, anche con la testa se non proprio con la lingua, oppure con una di quelle promesse solenni che tanto piacciono ai nostri elettori: il villaggio di “Macchia a mare”, prima che venga rinaturalizzato dal bosco e dalla macchia mediterranea; il destino del palazzo Della Bella, prima che passino i 30 anni di concessione; l’allaccio all’Acquedotto Pugliese della Zona Artigianale, in attesa da 20 anni. L’elenco sarebbe lungo, ma per il momento fermiamoci qua. Poi, ma poi, parteciperemo alla campagna elettorale di Puglia sperando in un radioso avvenire e gridando che anche il voto può essere “sangue e merda”. Dipende da noi.

Michele Angelicchio


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