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11 OTTOBRE/ LA CHIAVE DEL GAS

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La moglie del poeta è condannata a leggere o ascoltare / i versi del poeta che fumano /appena estratti dall’anima. E ancora: /la moglie del poeta /è con­dannata al poeta, a quel tipo / che mai sa dove  si trova il rubinetto del gas e finge /di domandare per sapere / quando in realtà gli importa solo di do­mandare /ciò che non ha risposta.

JUAN GELMAN

Forse perché ho scarsissime doti manuali, mi incuriosisce questa poesia tratta dalla raccolta Nel rovescio del mondo del poeta Juan Gelman, nato a Buenos Aires nel 1930, portavoce della resistenza al re­gime militare e, perciò, costretto all’esilio, dopo aver perso figlio e nuora, «desaparecidos», assassinati dalla polizia argentina negli an­ni Settanta. Chi vive accanto a un poeta deve imparare ad accudirlo nella quotidianità, ma in compenso ha la possibilità di ascoltare i suoi versi «fumanti, appena estratti dall’anima».

È ovvio che l’intelligenza pratica è una dote preziosa e degna di grande rispetto. La moglie del poeta con la sua capacità di regolare la chiave del gas offre al marito la possibilità di creare e costituisce quasi la sponda necessaria e concreta della sua ricerca spirituale. Tuttavia è bello che al mondo esista anche chi non pone tanto do­mande «penultime», realistiche, riguardanti la vita di ogni giorno, ma interrogativi «ultimi», che ti spingono a cercare, a oltrepassare la superficie della realtà. Friedrich Hòlderlin, grande poeta tedesco dell’Ottocento, aveva scritto una poesia che iniziava così: «Perché i poeti?». Sembrano non produttivi, eppure sono necessari perché ci indicano il senso della vita e delle cose, impedendo a coloro che so­no immersi nell’agire di smarrire la bussola nel cammino dell’esi­stenza e la stella polare che guidi la coscienza.

Gianfranco Ravasi


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