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FERRO CASTRONUOVO AL CORRIERE DELLA SERA:” VI DICO IO CHI È FELLINI”

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La 15° Edizione della Festa del Cinema di Roma è partita con una rassegna sul grande regista italiano Federico Fellini. Tutto il mondo è alla scoperta, o meglio alla riscoperta, del suo regno custodito in quegli spazi del Teatro 5 di Cinecittà. Dov’è il vero Fellini “chissà dove sarà?”. Così cantammo una sera in piazzetta Del Conte, nel cuore del Centro Storico di Vico del Gargano, sotto la guida di Ferruccio Castronuovo, alla vigilia del Centenario della nascita di Federico.

Persino il Corriere della Sera si è messo alla ricerca chiamando il nostro Ferruccio per scoprire le cose non dette e non raccontate. Sulla pagina “Spettacoli” un lungo articolo della giornalista Giuseppina Manin sulla Festa di Roma e “I segreti di Fellinopolis”: La sola mappa per trovarla è quella dei sogni. Fellinopolis è la capitale di un paese notturno e visionario, patria di lunatici e vitelloni, clown e ballerine, nani, e veggenti, tutti agli ordini di Federico Fellini I (e unico) detto il Grande.  “Ma la città di Fellini ha anche un indirizzo, il Teatro 5 di Cinecittà. Il suo regno di cinema e vita. Dove aveva un suo spazio privato, una cucina, una cuoca a disposizione” ricorda Ferruccio Castronuovo, dal 76 all’86 a fianco di Fellini come autore dei backstage di Casanova, La città delle donne, E la nave va, Ginger e Fred. Ore e ore di filmati, molti inediti, per 40 anni conservati nella Cineteca Nazionale, che ora affiorano in Fellinopolis, film documentario di Silvia Giulietti, il 18 ottobre alla Festa del Cinema di Roma (che si apre oggi) e poi nelle sale con Officine Ubi.

“Raccontare il dietro le quinte dei suoi film non era facile – ammette Castronuovo – Fellini non voleva essere disturbato, per far accettare la mia presenza dovevo rendermi invisibile, arrampicarmi sui ponti del teatro, dove non mi vedeva. Poi guardando il girato, con la vocina ironica fingeva di stupirsi:” Ferruccio, ma dove ti eri nascosto?”. Tra i momenti rubati, Fellini che dietro la cinepresa de La città delle donne canta la filastrocca:”La Rosina, la Rosina di Verucchio, è la prima, è la prima a venir fuori dal mucchio”. E a un vecchio artista del varietà chiede di fare “quel sorriso seduttore” sollevandogli l’angolo del labbro all’altezza malandrina. “Era un perfezionista – assicura Norma Giacchero, per 25 anni sua segretaria di edizione – Gli ho sentito far ripetere una battuta 12 volte, ma con grazia a cui non si poteva dire di no”. Conferma Nando Orfei:”In Amarcord c’era una scena dove io dovevo mangiare una coscia di pollo. L’ha fatta ripetere 23 volte. Invano imploravo di poterne prendere solo un pezzetto. No, la devi mangiare tutta. Una dopo l’altra, 23 cosce di pollo”. “Amava i suoi attori ed era amato – aggiunge Castronuovo -. Per la nave va aveva scritturato un ex acrobata diventato clown dopo una caduta a cui avevano dovuto amputare le gambe. Ogni mattina lo mandava a prendere in Mercedes nella sua roulotte sulla Casilina per portarlo sul set,dove gli aveva fatto costruire una sedia a rotelle d’epoca”. Maestro di cinema e di sfide impossibili, mise alla prova anche Nicola Piovani, autore di leggendarie colonne sonore. “Per la satira della tv spazzatura di Ginger e Fred mi chiese una musica specchio di quegli show:” Dev’essere sgradevole, tronfia, banale. Ma mi  raccomando, che sia bella”. Credeva ai miracoli e voleva che glieli realizzassi – aggiunge Dante Ferretti, scenografo premio Oscar – Come il mare a manovella per E la nave va. Il cui rollio costringeva gli attori a prendere le pillole antinausea. Tutto doveva essere falso nei suoi film e tutto più vero del vero. Per 15 anni ho lavorato al suo fianco giorno e notte al Teatro 5, detto GuantanamoBay”. Bugiardo irresistibile, i suoi produttori ne hanno fatto le spese. Racconta Castronuovo:” Con aria angeli assicurava: con tre milioni te la cavi. A metà film erano già finiti. Ho sforato”, ammetteva sornione. E il produttore, se non voleva perdere tutto, non poteva tirarsi indietro”. Ma le bugie più meravigliose le riservava alle donne. “Nessuno le amava più di lui, faceva sentire regine anche le bruttine, un vero Casanova – conclude Castronuovo – Alla prima de La città delle donne le femministe lo aspettavano al varco. Ma poi, durante la proiezione, Mastroianni sbaglia la battuta, invece che “è finito il tempo della frusta” grida” è finito il tempo della frutta” e tutte giù a ridere”. Ed è una donna a firmare Fellinopolis. “Con Fellini 40 anni fa, ho iniziato questo mestiere, sua assistente per La citta delle donne – ricorda Silvia Giulietti -. Questi filmati che lo mostrano al lavoro, le testimonianze dei suoi collaboratori, per me sono il modo migliore di rendergli omaggio”.

Giuseppina Manin.      

Corriere della Sera

A cura di Michele Angelicchio


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