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3 NOVEMBRE/ LA VITA È SOGNO

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Forse tutta la vita non è che un sogno continuo, e il momento della morte sarà un risveglio improvviso.

FRANCOIS FÉNELON

Tutti ricordano il titolo del capolavoro drammatico di Pedro Calderón de la Barca, La vita è sogno (1635). L’immagine è ripresa pure in questa frase da un altro famoso scrittore, che però era anche vesco­vo, Francois Fénelon (1651-1715). Si tratta ovviamente di una me­tafora, ma essa è ben adatta alla riflessione di questi giorni segnati tradizionalmente dalla memoria dei defunti. Due sono i significati che potremmo attribuire al «risveglio improvviso» che la morte im­porrà al sogno della vita. Innanzitutto con forza fin brutale essa spazzerà via tutte le nostre illusioni: possesso, successo, benessere, gloria si dissolveranno e rimarremo nudi nell’anima e nel corpo. Ciò che è effimero e temporale rimane nell’orizzonte della caducità e del tempo. Solo ciò che è eterno passa oltre.

Ecco perché Cristo ammoniva a cercare non i tesori che si consuma­no e vengono rapinati ma quelli che permangono e sono le stesse qua­lità di Dio: verità, amore, giustizia, virtù. Ma c’è un altro risveglio più dolce: davanti a quella soglia si aprirà l’orizzonte dell’infinito e dell’eterno. Anzi, allora Dio non sarà più un’immagine sfocata, un’intuizio­ne balenante e riflessa, ma – come ci ripetono san Giovanni e san Pao­lo – lo vedremo a faccia a faccia, così come egli è, in un dialogo di intimità. La morte è, dunque, una scossa che atterrisce e impoverisce e fa cadere le illusioni, ma è anche un fremito che ci sorprende, ci illu­mina e ci trasfigura. È bellissimo nella sua essenzialità un verso che Giovanni Pascoli ci ha lasciato nella poesia Convivio, presente nella raccolta Myricae (1891): «O convitato della vita, è L’ora».

Gianfranco Ravasi


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