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12 NOVEMBRE/ COME UNO ZINGARO

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L’uomo deve destarsi dal suo sonno millenario per scoprire la sua completa solitudine, la sua assoluta stranezza. Egli ora sa che, come uno zingaro, si trova ai margini dell’universo in cui deve vivere. Un universo sordo alla sua musica, indifferente alle sue speranze, alle sue sofferenze, ai suoi crimini.

JACQUES MONOD

Fu sulla ribalta anche dei media per un suo libro provocatorio, Il caso e la necessità (1970) che proclamava la certezza che già l’antico autore biblico della Sapienza metteva in bocca agli «empi»: «siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati» (2,2). Parlia­mo di Jacques Monod (1910-76) dal cui libro abbiamo estratto l’ama­ra citazione odierna. Anche se non sanno formularla in modo così elegante a livello stilistico, molte persone che vivono o passano ac­canto a noi coltivano la stessa visione della vita. Come scriveva an­cora quel filosofo: «L’uomo sa di essere solo nell’immensità indiffe­rente dell’universo da cui è emerso per caso».

La conseguenza è sottilmente disperante, nonostante la pacatezza distaccata delle sue riflessioni. Anzi, c’è un corollario ulteriore tutt’altro che marginale: «Il dovere come il destino non sono scritti in nessun luogo». Non c’è, dunque, moralità in senso stretto, né si­gnificato da dare e scoprire nella vita. È, questo, l’antipodo della concezione religiosa (anche in senso lato), una prospettiva desolata di non senso e di costrizione al vuoto e al nulla. Ebbene, vorremmo solo ricordare le parole di un altro «fratello» ideale di Monod, lo scrittore ateo russo Aleksandr Zinov’ev (1922-2006), che però alla fi­ne così pregava: «Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere! Sforzati di vedere, di seguire ciò che succede! Perché vivere senza testimoni è un inferno! Ti supplico e piango: Esisti!».

Gianfranco Ravasi


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