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19 NOVEMBRE / LA SPADA

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Chi prende in mano la spada, di spada perirà. Ma chi non prende la spada (o la lascia cadere) perirà sulla croce.

SIMONE WEIL

Queste parole certamente impressionano. A scriverle è stata una donna ebrea di straordinaria intelligenza, affascinata dal cristianesi­mo, Simone Weil (1909-43) nella sua opera intensissima L’ombra e la grazia, pubblicata postuma nel 1947. Si è di fronte a una verità dai due volti, entrambi necessari. Da un lato, ecco le parole di Gesù da­vanti al gesto del discepolo che con un colpo di spada aveva mozza­to l’orecchio di uno di coloro che stavano arrestando Cristo nel Get­semani: «Tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada» (Matteo 26,52). La scelta della non violenza vuole rompere quella catena di odio e di sangue che la risposta armata genera.

D’altro lato, chi fa questa scelta alta deve anche essere consapevole che può schiudersi davanti a lui il sentiero del Golgota, ossia il dive­nire vittima. Certo, la non violenza non è mera passività; è impegno a denunciare il male, è testimonianza gridata e coerente per la giusti­zia. Non per nulla Gesù stesso aveva affermato di essere venuto «a portare una spada» (Matteo 10,34). Nel Cenacolo aveva esortato a comperare una spada (Luca 22,36-38). Ma quando un discepolo gli re­plica: «Signore, ecco qui due spade!», Cristo amaramente conclude: «Basta!». L’equivoco della forza rispetto alla vera fortezza della testi­monianza era evidente e insuperabile. Ma, proprio per questo, biso­gna avere il coraggio di percorrere fino in fondo quella strada: essa può condurre fino alla croce, ove però l’ottusa cecità della violenza non spegne la voce della verità, della libertà interiore e dell’amore.

Gianfranco Ravasi


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